Soundtrack del mese

U2 - City of Blinding Lights

[How to Dismantle an Atomic Bomb - 2004]

lunedì, dicembre 18, 2006

L'alba della partenza

Che fortunatamente non e' oggi ma domani. Fortunatamente perche' ho ancora una miriade di cose da fare, anche se bene o male la maggior parte degli impegni l'ho smaltita. Chiusi i conti con il corso di lingua e col lavoro mi sono rimasti una manciata di giorni per sbrigare le questioni burocratiche per il futuro prossimo - in primis la scelta del nuovo appartamento.
Oggi ho concluso la questione andando a versare il deposito: la mia nuova magione non sara' piu' in comune di Shinagawa (per la prima volta) ma ad Ota, in pratica il comune adiacente, a sud ovest.
Un po' piu' lontano dal centro ma il posto non e' male, e sembra discretamente abitabile (mi riservo di cambiare questo commento a gennaio).

Tornando agli impegni completati, come non menzionare lo shopping. Rispetto all'ultima volta mi sono contenuto visto che non ho intenzione di trascinarmi borse multiple per gli aeroporti di mezzo mondo. Pero' almeno sono cose carine. Spero. Tra i vari reperti come non menzionare... anzi non menziono senno' rovino la sorpresa ai piu'. Pero' almeno cito i due ultimi (ma non ultimi) cd acquistati: Twister dei 10-Feet e l'annunciato Eleven Fire Crackers degli Ellegarden (annunciato nel senso che avevo detto che l'avrei comprato).

E poi, le ultime riflessioni: ci sarebbe tanto da dire, tirare le somme dell'anno in chiusura, i propositi per il prossimo, l'immaginarsi tra 365 giorni e cosi' via. Ma visto che scrivere di queste cose porta veramente tanta pegola evitero' del tutto.

Pero' una riflessione voglio trascriverla: passare da Treviso a Tokyo e' stato uno sbalzo sproporzionato anche dal punto di vista delle relazioni umane. E' gia' normale il fatto che abbia un ambiente parallelo di conoscenze e amici qui; innegabile dopotutto vista la distanza. Ma Tokyo e' di suo un calderone immenso dove si stringono e si sciolgono legami ogni giorno. Basta pensare alla quantita' di gente, ai giri di amicizie esistenti: non e' raro uscire con gente diversa ogni settimana, cercando alla fine di tenere vivi i legami che piu' si preferiscono, e nemmeno sempre riuscendoci. Per i giapponesi dare un mese di anticipo su un appuntamento e' cosa normale, e il non vedersi per altri 2 altrettanto.
All'inizio si pensa siano freddi, disinteressati. Poi si comprende che i ritmi imposti da questa societa' non permettono altrimenti; non e' nemmeno questione di accettare la cosa o meno, bisogna viverla per comprendere che shōganai, non ci sono alternative.

E cosi' bisogna fare scelte: di solito si e' aiutati, o meglio veicolati, dai rapporti di lavoro o altri impegni che fanno incontrare le altre persone quotidianamente o quasi. Ed e' una cosa comunissima per la societa' giapponese, lo dimostra l'altissimo numero di coppie sposate conosciutesi in ambiente lavorativo.

Insomma, e' un quadro un po' desolante, lo ammetto. Ma da parte mia faro' del mio meglio per mantenere rapporti che ritengo importanti indipendentemente dalla facilita' o meno di incontrare la gente, e' una sfida ma per lo meno mi da la sensazione di vivere attivamente la vita.

E con questo chiudo: prossimo aggiornamento a data da destinarsi.

domenica, dicembre 10, 2006

100% Giapponese

Anzi a prima vista si direbbe quasi il contrario, ma la sensazione finale e' stata questa.
Sono andato venerdi sera a casa di Kazufumi, amico giapponese con grande passione per la cucina (anche quella italiana) col pretesto di lasciargli un pacco di effetti personali da custodire durante le mie vacanze natalizie. In realta' il vero scopo era quello di mangiare la sua leggendaria (nel senso che se n'e' sempre sentito parlare, ma nessuno ancora aveva testato) pasta fatta in casa, condita per l'occasione con il kilo di parmigiano e il litro di olio arrivatimi dall'Italia.

Gentilissimo come sempre, e' passato a prendermi a casa in macchina e siamo partiti dopo aver soddisfatto la sua voglia di vedere il dvd del live dei Kishidan. Osaki-Urawa sono un'ottantina di kilometri, ma grazie al fatto che i giapponesi i cantieri stradali li aprono solo la notte, ci abbiamo messo un'ora e mezza tra ingorghi, transenne, e tanti ometti sventolanti le spade laser rosse di segnalazione.

Viaggiare in macchina per Tokyo e' un'esperienza che ho vissuto relativamente poche volte, e non sento assolutamente la mancanza di provarla piu' spesso. Per quanto sia affascinante passare per vie diverse lungo tragitti che si conoscono per altri modi, il traffico e' sempre sostenuto, e soprattutto ci sono i pericolosissimi taxi sempre in agguato e a rischi di incidente. I taxi sono un'infinita', quasi 1 macchina su 3 e' taxi, e per qualche strana ragione tutti i tassisti hanno dai 50 ai 60 anni, e sono vestiti tutti allo stesso modo: gilet - cravatta - guanti bianchi.

Pero' il viaggio notturno ha sempre il suo fascino, vedere scorrere ponti, insegne e le innumerevoli luci che attornano le strade e' quasi rilassante, in piu' ci si aggiunge la compagnia e l'autoradio, alla fine il tempo passa piacevolmente. A proposito di autoradio: cd di punta sono stati quelli del live di Imola di Vasco, mi sono tornate in mente le serate di primavera a Trieste.

Alla fine raggiungiamo casa di Kazufumi, e qui si entra in un altro mondo. Anzi no, e' il mondo uguale a quello che si trova varcando la soglia di qualsiasi casa tradizionale giapponese. Con questo non voglio dire che abiti in dojo con pagoda attenzione, per tradizionale intendo per il Giappone del secolo scorso, quello della prima contaminazione occidentale. Insomma e' una di quelle case strane, dove si respira un'aria diversa dagli striminziti monolocali di Tokyo o dagli attici asettici del centro: stanze grandi, tatami e mobili anni '50, fotografie e diplomi appesi sopra i cornicioni, un po' in obliquo in modo da leggerli comodamente da seduti, tavoli bassi e sedie di pari misura (nessun problema per le mie ginocchia quindi).

Abbiamo iniziato con pasta al sugo e pollo al tegame, accompaganti da una bozza di Chianti Classico (perche' ricordiamo che lavorare all'ICE non da alcun vantaggio marginale), a seguire c'e' stata la proiezione del video di una delle sue partite di baseball delle superiori (registrata dalla tv tra l'altro); non commento ulteriormente perche' lo shock di vedere lui e Taisuke magri la meta' di quello che sono ora e' stata troppo grande. Ah, ho commentato.

Qualche ora di riposo passata in un doppio futon (sono stati davvero gentilissimi, e' sempre piacevole dormire stendendo bene le gambe) con tanto di tappeto termico sotto la schiena, ci siamo dedicati alla preparazione della grande cena del sabato. Anzi, i preparativi sono stati interrotti dalla colazione-pranzo preparata dai suoi genitori: ho omesso che la loro casa e' dietro alla piccola osteria di cucina europea gestita dal papa' (il quale tra l'altro e' un vero fiol). Ho cosi' mangiato un katsu-curry fatto in casa, con tanto di tonshiru di contorno, come Tachibana prima delle partite. Al limite della commozione.
Dicevamo, i preparativi. A dire il vero Kazufumi ha fatto il ripieno, la pasta, la stesura della tale e il confezionamento dei ravioli, io mi sono limitato a guardare la tv e a dirgli quanto male stava venendo il tutto. Pero' dalla mia c'e' stato almeno il merito di aver ricordato come si piega un tortellino, il che ha riempito il raggiante cuoco di riconoscenza nei miei confronti.

Fortunatamente verso le 17 e' arrivata Mina (la ragazza di Kazufumi), cosi' ho potuto ammazzare il tempo chiaccherando mentre il cuoco finiva di preparare anche oden e carpaccio di tonno e salmone. E si e' poi inaugurata la seconda serata di festone, nella quale si sono raggiunti picchi di follia tentando di creare improbabili videomessaggi per mia sorella e soprattutto per l'avvento di un altro amico (detto "Il Gory" per ovvie analogie con il possente primate).

Per concludere questo sbrodolamento, sono state 22 ore trascorse in modo diverso dal solito, non solo per l'ambiente quanto anche per le persone a compagnia: Tokyo e' una citta' enorme e multietnica, talmente multietnica che il senso della famiglia e della tradizione si diluisce in un mare di altre culture e abitudini. E' stato come un ritorno a Nagoya o a Kujukuri, e' questo il Giappone che mi piace vivere.
Intanto settimana prossima si torna a Roppongi, in futuro pero' vedremo :)

mercoledì, dicembre 06, 2006

Fervore

Con dicembre arriva anche il tempo di tirare le somme dell'anno in chiusura; inoltre e' anche il momento di prepararsi al rientro a casa per delle brevi ma (si spera) piacevoli vacanze natalizie.
A dirla tutta casa mi manca abbastanza, e sentire gli amici via skype e' si comodo, ma parlarci davanti a una pizza e' tutta un'altra cosa.

Tra me e l'atterraggio a Venezia tuttavia sono interposte circa un milione di cose che devo fare con ordine e entro non oltre le prossime due settimane: si suddividono in impegni piu' o meno onerosi e piu' o meno piacevoli, e il vero problema e' il loro numero spropositato rispetto al breve periodo rimasto. Sara' forse la volta buona e iniziero' a tenere un agenda?

Nel frattempo, dato che la valigia gia' di suo straripera' e non mi basteranno 2 bagagli a mano (escluso ovviamente il portatile che fa bagaglio a se') sabato sono tornato a Makuhari per un po' di sano shopping. Il motivo ufficiale era accompagnare un'amica a comprare un giaccone, io alla fine sono tornato a casa con un paio di pantaloni, una cintura (rossa), una borsa sportiva molto trendy (rofl) e l'acquisto del millennio: una salopette da snowboard pagata a sottoprezzo che definire bella vale a sminuirla. Il problema ora sara' vedere se si decidera' a nevicare, ma preferisco pensarci piu' avanti.

Makuhari ora ha il clima invernale che la contraddistingueva le prime volte che l'ho vista: e' stato un bel deja-vu e mi riscopro sempre piu' affascinato da quella parte di periferia di nome Chiba. Peccato sia a 1 ora di treno da casa.

A proposito di casa, ho accarezzato per poche ore l'idea di abitare in un loft, idea poi svanita vista la mancanza di disponibilita'. Il posto tra l'altro e' situato fuori Kawasaki, in piena campagna di Kanagawa, pero' avere una casa con soppalco e' il mio sogno da sempre e mi sorbirei pure 1 ora di treno al giorno pur di realizzarlo (adesso forse, poi magari gia' a febbraio avrei fatto le valigie). Tra l'altro al momento la vicinanza a Yokohama e' un plus per un'eventuale sistemazione.
Tra l'altro Ibedon abita in un loft; in aperta campagna ma e' un loft.

Torno a pensare come incastrare gli impegni, accendete un cero.

domenica, dicembre 03, 2006

Altra vita

Il freddo pungente della baia di Yokohama prima dell'alba.
Osservare il proprio respiro, in attesa dei primi treni.
Privarsi della sciarpa quando qualcun altro ne ha visibilmente piu' bisogno.
Il silenzio.
Strade fredde, lattine di the calde.
Musica avvolgente mentre si cerca di rimanere svegli, per non perdere la stazione giusta.

Non e' stato male, quasi quasi lo rifaccio.

domenica, novembre 19, 2006

Ooooooooo Hey! Hey! Hey! Hey!

A vederlo il titolo cosi' e' proprio brutto. Ma e' significativo, simboleggia un po' quello che e' il clubbing giapponese. Volevo scrivere a caldo, appena tornato a casa pero' alle 9 di mattina, dopo 27 ore di veglia (anzi meno, dalle 17 alle 21 ieri mi sono abbioccato) e con sulle spalle 7 inning di baseball e 5 partitelle a calcetto, non me la sono propriamente sentita.

Non mi viene da raccontare con ordine, partendo dall'inizio e spiegando per bene quello che e' successo; ho pero' bene impresse alcune immagini (mentali, e non tutte sono visive) di quella che e' stata una normale serata di club a Roppongi, con un finale un po' sopra le righe.
Non vado spesso a Roppongi, non mi piace particolarmente girare attorniato da americani, che siano militari, avventori o strilloni che ti propongono "girls topless and bottomless and free entrance".
Pero' non mi dispiace andare nei club, per lo meno quando c'e' buona compagnia: e ieri sono uscito col nigeriano fiol -che d'ora in poi per semplicita' chiameremo Ibedon- e con Luca, che piu' che altro era attratto dall'idea di andare a mangiare dell'ottimo sushi a Tsukiji dopo le bravate notturne.

Inizio un po' in sordina, vaghiamo tra Gas Panic e Gas Panic 99: tanti ammerigani rapper, giapponesi cicce e poco da fare, Ibedon non ha voglia di andare al club dove lavora di solito, cosi' viriamo per il sempre ottimo Vanilla. All'ingresso c'e' la fila (scopriro' in seguito che stanno rifacendo il piano superiore) ma noi siamo stranieri e quindi privilegiati da queste parti, ci fanno passare subito. Dentro e' sempre il solito: mettiamo giacche e maglie in un armadietto (300yen, bastardi) prendiamo la prima consumazione e andiamo in pista.

Ai giapponesi la musica techno piace parecchio; facile da ascoltare e da ballare (beat veloce = movimenti brevi, quindi non serve una laurea per andare a tempo) e hanno la peculiare abitudine di urlare, tutti assieme, una specie di ritornello ogni tanto, che all'inizio fa piu' o meno come riportato nel titolo. Dopo gli iniziali sconcerti le prime volte, ci si fa l'abitudine e si finisce per unirsi al coro.
Il resto e' stato abbastanza automatico: cocktail alla vodka, fumi da discoteca che sanno di incenso, discreta techno (pezzi locali, con qualche brano internazionale) sala affollata e tanto movimento, come se non mi fosse bastato quello del giorno: infatti ora ho male a muscoli che nemmeno sapevo di avere.

La serata ha poi svoltato bene con la conoscenza di Kumiko, simpatica universitaria di Makuhari, con la quale ho trascorso il resto della serata. Guadagnando tra l'altro un cospicuo quantitativo di punti reputazione con Ibedon. Il tempo e' trascorso liscio, tra giri di drink, poche chiacchere e tanto ballare; forse non e' il verbo corretto per descrivere la gente che si muove al ritmo di un beat cosi' frenetico ma per lo meno rendiamo l'idea, io stesso non sono un grande appassionato ma quando si e' in compagnia ci si diverte comunque.
Fatto sta che si e' divertita parecchio anche lei.

domenica, novembre 12, 2006

Elegia al fast-food (giapponese)

Potrei risulatre blasfemo ai piu', ma ho deciso di raccontare della mia soddisfazione a usufruire dei fast food in Giappone.
E sia chiaro non parlo dei fast food a base di cibi giapponesi (dei quali tra l'altro fruisco largamente) come Yoshinoya o Katsuya, ma proprio di quelli a cui siamo ben abituati anche in Italia, i venditori di hamburger.
E il primo nome a cui si associa "hamburger" e' McDonald.


A me McDonald piace. Gia' avevo parlato del fatto che qua diversamente dal resto del mondo il Mac non puzza (neppure dentro) ed e' quindi un posto accessibile senza dover per forza sacrificare ogni indumento indossato prematuramente alla lavatrice. Ma ci sono altri motivi che mi spingono a frequentare McDonald quasi quotidianamente.
Il primo e' un solido motivo economico: al Mac mangiare costa poco. Ma davvero poco, i prezzi sono sorprendenti: i panini base (Hamburger, Cheeseburger, McChiken) costano 100yen, come le bibite e i dolcetti. Ricordo che 100yen al cambio attuale sono circa 66 centesimi di euro.
Inoltre sono posti puliti, e con tante panche. A me le panche piacciono parecchio: a differenza delle sedie sono imbottite anche sullo schienale e permettono di appoggiare le cose (cappotto e borsa in genere).
Cosi' il Mac e' diventato il luogo dove posso fare colazione (torta di mele e succo d'arancia in genere, se ho proprio fame aggiungo un cheeseburger) e leggere un po' o studiare prima dei corsi, oppure la domenica pomeriggio. Oltretutto la musica nei locali e' piacevole, sono brani bossa nova (in stile Astrud Gilberto per dire) a volume piuttosto basso; e se proprio voglio ho sempre l'iPod, anche se gli Ellegarden non sono il massimo per concentrarsi.

Se invece voglio andare al fastfood per mangiare un buon hamburger, ci sono posti come Mos Burger o Freshness Burger. Con tutta la stima che posso avere per il Mac, i panini rimangono panini del Mac, cioe' cose che sanno da poco. In Giappone questo l'hanno capito e cosi' sono nate diverse catene che offrono una linea di prodotti diversi, seguendo la filosofia della qualita' offerta a un prezzo premium. I menu difatti costano oltre un terzo in piu' di quelli cel McDonald, ma i panini, e le patate fritte, sono fatti a mano e al momento: niente servizio al volo quindi, al momento di pagare viene ricevuto un cartellino col quale ci si puo' accomodare ai tavoli, ed essere serviti dopo qualche minuto.
E assicuro che vale la pena di aspettare. La carne degli hamburger sembra quella fatta in casa, il pane sa da pane e le salse sono strepitose. Menzione speciale al sugo (chiamarlo salsa e' riduttivo) del MosCheeseBurger, fatto con pomodori e cipolle tritate. Le patate pure sono tagliate a mano, belle grosse e col cuore sotto la parte fritta che e' effettivamente patata, e sono accompagnate da anelli di cipolla fritti. Il fatto poi che il tutto venga servito dentro graziosi cestini di vimini e che le bibite siano portate in bicchieri vetro non fa che aumentare la qualita' percepita del servizio.

Conclusione: i giapponesi sono riusciti a trasformare una fetta di cultura americana in qualcosa di decente.

venerdì, novembre 10, 2006

11-11

Cioe' domani. Tokyo e' in trepidazione, l'adrenalina si sente scorrere tra la gente che freneticamente cammina per strada.

Nessuno parla d'altro, amici e colleghi inclusi. "Mio padre e' gia' in fermento", "Mia sorella non vede l'ora" tutti lo sanno e tutti non stanno nella pelle ormai.

Perche' da domani mattina, la Playstation 3 sara' in vendita in tutto il Giappone.

mercoledì, novembre 08, 2006

Nuove frontiere linguistiche

Non si finisce mai di imparare, e in questi casi vanno ringraziate anche le disgrazie. Tipo il subdolo bacillo che da 4 giorni mi sta creando fastidiosi mal di gola, naso colante e dolori vari, manco fossi un pensionato. Come dice quel gran dritto del mio amico nigeriano, ho la testa a Roppongi; questa frase non ha un senso logico compiuto ma indicativamente rende l'idea del mio stato mentale al momento, uno dei miei difetti e' sempre stato quello di mal sopportare qualsiasi genere di raffreddore.

Torniamo al dunque, oggi dovevo essere proprio ridotto male perche' ho impietosito il capo, il quale mi ha concesso di uscire ben 2 ore prima. Sulla strada di casa ho deciso di accettare il suo consiglio e comprarmi delle medicine. Bisogna infatti sapere che da buon testone (o meglio, inguaribile pigro) le mie uniche contromosse alla peste che ho in corpo sono state 3 mele e varie bottiglie di CC Lemon, una bevanda che si spaccia per limonata ma con i suoi 4.2 GRAMMI di Vitamina C in 1.5l e' quasi una sostanza fuorilegge.
Bene, insomma mi sono convinto a entrare in una farmacia e cercare qualcosa per lenire le mie pene.

Hayao: "salve sig. commesso."
Farmacista: "buonasera onorevole cliente."
H: "cerco una medicina per il raffreddore, ne ha?"
F (con uno sguardo tra l'impietosito e il clinico): "come no! ne vuole proprio per il raffreddore? (tradotto: maledetto straniero deficiente, sei in una farmacia e chiedi se ho medicine?)"
H (che ha capito la traduzione ma non ha voglia di ribattere): "si per favore. quale mi consiglia?
F: "le migliori sono a capsule, 3 al giorno dopo i pasti."
H: "benissimo (non avete aspirine maledetto popolo di barbari, e tutti che ingollano capsule dalla mattina alla sera. come quelle nuove della DHC per combattere le rughe! manca solo che facciano le capsule per cicatrizzare le ferite e le ho viste tutte, dannati figli di Dragonball). Ma per sapere, che principio attivo contiene?"
F: "痔藩欧船橋幕張"
H: "..."
F: "..."
H: "grazie e arrivederci."

E cosi' finisce la storia. Ora mi ritrovo con 20 confetti ovali semitrasparenti e sbrilluccicosi, non so cosa ci sia dentro ma dall'aspetto assomigliano alle capsule per evitare la caduta dei capelli. Io le provo, alla prossima influenza mi porto dietro un vocabolario.

giovedì, novembre 02, 2006

Marketing asiatico

Non ho nulla da scrivere (anzi avrei un sacco ma raccontare qua poi porta pegola), cosi' mi soffermo su qualche novita' imprenditoriali che iperversano al momento in Giappone.

La prima ha scosso la finanza nipponica per mesi, e non solo la finanza visti i casi giudiziari che ne sono conesguiti... in ogni caso dal 1 ottobre scorso la Vodafone Japan e' stata acquisita dalla Softbank Japan. VJ era uno dei tre colossi della telefonia mobile, e assieme a NTT DoCoMo (la corrispondente -in scala- della nostra Telecom Mobile) e KDDI AU dominava il mercato di telefonini piu' florido del mondo. Il mercato c'e' ancora, la Vodafone no e al suo posto ora capeggia il = (non e' un errore di battitura, e' proprio il simbolo) della Softbank, sedicente azienda guidata da un Ricucci un po' piu' furbo che si sta creando un nome tra le corporation piu' grosse del Giappone.
La campagna pubblicitaria e' stata maestosa, prima e dopo l'acquisizione: c'e' stata un'azione di co-marketing per la presentazione dei nuovi telefoni assieme all'iPod di Apple e al momento la testimonial di softbank e' Cameron Diaz.

Rimanendo in tema di co-marketing, e' uscita da ieri la campagna pubblicitaria di Apple e Nike, che promuovono assieme iPod e l'ennesimo modello da street-walking della casa col baffo. Apple in questo periodo e' davvero scatenata, dopo le campagne estive, e quella con Softbank di ottobre.

Per concludere la carrellata, NTT DoCoMo ha presentato tramite i fantomatici Kat-Tun (boy band nipponica lanciata sulla scena lo scorso marzo: 1 disco e 10.000 campagne pubblicitarie) la nuova collezione di cellulari. Piccola parentesi: al contrario che in Europa, in Giappone ogni compagnia telefonica utilizza modelli di cellulari diversi (questo significa che per cambiare compagnia si deve anche cambiare cellulare): di conseguenza la lotta con la concorrenza non si gioca solo a tariffe e servizi ma anche a feature nei cellulari posseduti. La nuova serie 903i puo' essere letteralmente utilizzata come carta di credito, passandola vicino a scanner appositi e' possibile usare la metro (ma e' una feature vecchia), pagare nei maggiori convenience store e utilizzare le 2 piu' grandi compagnie di taxi di Tokyo. Insomma si puo' anche lasciare il portafiglio a casa, e spararsi nel caso ti freghino il telefono.

sabato, ottobre 21, 2006

Rivoluzione

Il 2 dicembre sara' messo in commercio la nuova periferica input di Nintendo, Wii.
Si prevedono strade congestionate davanti ai negozi di elettronica a partire dal 1 pomeriggio.

giovedì, ottobre 12, 2006

Promosso

Da cameriere sono ufficialmente diventato cameriere figo.

Il che e' tutto dire.

venerdì, ottobre 06, 2006

Tempesta , Terra e Fuoco...

...rispondete al mio richiamo!

Non funziona, e sono 3 giorni che piove. D'altronde quando due tifoni attraversano contemporaneamente la zona del Kanto, una persona normale si stupirebbe del contrario.
Solo che sono gli ultimi giorni di vacanza, dalla settimana prossima si riprende il solito tran tran... mi sarebbe piaciuto andarmene un po' in giro. Invece sono in casa, all'umido, e con WoW che lagga.

Cosi' mi consolo comprando cd di muisca, ecco dove volevo arrivare. Dopo tanto tempo che non ne parlavo (e nemmeno ne compravo, per lo meno in modesta quantita'!) voglio annunciare al mondo le ultime scoperte in fatto di artisti piu' o meno underground.

Al di la' dei Kishidan che tanto underground non sono, mi sono concentrato sulla ricerca dei gruppi indipendenti che dai tempi di Beck mi fanno impazzire. Cosi' primo acquisto e' stato proprio un cd di artisti tipo quelli che hanno scritto le musiche per Beck, intitolato tra l'altro Grateful Sound. Gente che mi piacerebbe vedere dal vivo tra l'altro, tipo gli Smorgas, Choke Sleeper o Badfish; hanno proprio il suond un po' grezzo di chi ha un sacco di energie e vuole usarle. Poi un paio di album di transizione: Husking Bee, Mizoguchi Hajime (lui non centra un tubo con la scena J-Indie ma e' sempre un grande), un best of di mix dei temi di Lupin (idem come sopra, ma il box era troppo cool per lasciarlo la').

E poi la svolta, dal parrucchiere scopro che i Beat Crusaders stanno per pubblicare il nuovo album, scritto a quattro mani con i Tropical Gorilla. Da Meguro dove ero sono andato a piedi fino a Shibuya, mi sono infilato alla Tower Records ma ancora il cd non e' uscito, devo aspettare l'11 ottobre.
Cosi' la scimmia per i BeCr e' tornata e di in gran stile: ho fatto mia la compilation del Mugen (Live House molto famosa di Shin Juku), un gran CD con grandi nomi, tra cui Asian Kung-Fu Generation, Ellegarden, Chatmonchie (3 tipe fuori troppo fuori) e ovviamente Beat Crusaders. E poi l'album che hanno scritto assieme ai Your Sound Is Good, e il singolo per Bleach.

Insomma sono pronto, sicuramente non lo trovero' da Book Off prima di qualche settimana quindi mi sono preparato psicologicamente ad acquistare il nuovo album di prima mano, ma saranno 3000 yen ben spesi.
Che poi al cambio sono 20 euro.

martedì, ottobre 03, 2006

Kaerimashita

Ossia tornato a casa. In giapponese ci sono due verbi diversi per rendere l'italiano "tornare": uno e' kuru, che significa venire, tornare; l'altro e' kaeru che invece ha il significato di tornare alla propria casa, rincasare, rimpatriare. Nei messaggi che mi sono arrivati ieri una volta sbarcato ad Haneda (non ero mai stato ad Haneda tra l'altro, lo storico aeroporto di Tokyo, il "campo delle ali" ora e' stato completamente ricostruito, piste comprese; mi piacerebbe parlarne un po', magari in un altro momento) capeggiava sempre lo stesso verbo, kaerimashita. E' bello sentirsi a casa.

La vacanza a Seoul in conclusione e' stata una bella mossa: in principio non ero molto contento all'idea di scialaquare tutti i miei risparmi per 5 giorni di vacanza, ma col senno del poi non avrei dubbi nel rifarlo. Ho gia' parlato a sufficienza di quanto e' stato godereccio, ora includo, a saldo dell'esperienza, una lista di osservazioni che spero possano rendere anche in piccola parte un'idea del Paese.

- Il coreano e' una lingua con 10 vocali e 16 consonanti, il risultato di questa ingeniosa fonetica e' che tutte le parole sembrano uguali e si fa un casino bestiale con la toponomastica.
- Le banconote coreane sono monocromatiche a scale di grigio, in pratica le si confonde con quelle del monopoli
- In Corea sembra siano vietate le utilitarie, per strada il veicolo piu' piccolo e' la berlina della Hyundai (che si pronuncia "Yoondee", un po' come la "o" di Como che tutto il mondo, tranne i comaschi, sbaglia)
- Le connessioni aeree quotidiane Tokyo-Seoul della JAL (2 ore scarse di volo, venezia-londra per dire) si effettuano tramite Boeing 747, ed e' pure difficile trovare un posto. In Asia sono davvero troppi.
- Il chamisul (19.8%vol. alc.) e' eletto miglior alcolico da serata con i fioi; va giu' stra bene sia a piomba che in mix e lascia una balla leggera il giorno dopo.
- Nei bagni maschili dei fast food i cessi verticali sono riempiti di cubetti di ghiaccio.
- Ci sono un sacco di venditori ambulanti, anche nelle carrozze della metro, e vendono cose strane come una penna che si trasforma in antenna. Una vecchietta ne ha comprata una.
- C'e' un numero esorbitante di poliziotti, sono ovunque. Spicca l'eta' media molto giovane e le due spec possibili, manganello 1h+scudo e un vistoso quanto spettacolare manganellone 2h, per quelli che speccano mortal strike.

domenica, ottobre 01, 2006

Si vabbe'

La conferma, i coreani sono troppo fioi. Scrivo dopo una serata a base di sochu, carne alla piastra e kimchi (insomma tipica cucina coreana da sbarco, per una notte di degheio). Jei Myong e' tornato a Seoul sta sera, non e' nemmeno passato a casa che e' venuto da noi, e siamo andati assieme ai suoi amici a impaccarci per bene, per festeggiare il suo ritorno a casa (che per inciso, vedra' forse domani pomeriggio). I suoi amici sono veramente i migliori: a parte le 3 ragazze non accoppiate che facevano a gara per fare i complimenti (sempre perche' gli italiani in corea tirano troppo di moda) fanno quasi tutti snowboard e giocano a starcraft (gente col micro quindi).
Dopo un inizio a inglese stentato la serata e' proseguita a body language, inglese lollo e quando proprio non ci si capiva manco per sbaglio traduceva Jei Myong in giapponese. Si voleva andare a un club ma meta' della compagnia era morta di alcol , cosi' tutti a casa. Nulla di grave, dopotutto sono asiatici... pero' davvero fioi. Con gli amici giapponesi si fanno spesso serate del genere, pero' sara' la gente nuova, sara' il clima diverso o l'atmosfera esotica, e' stata una serata davvero sopra le righe. Con questa, la Corea ha raddoppiato i punti reputazione, siamo verso l'exalted.

mercoledì, settembre 27, 2006

Aggiornamento

Dopo tanto tempo, e tanti scritti finiti tra le bozze e mai piu' ripresi, mi sono deciso a lasciare una traccia. L'ultimo mese e' stato davvero denso, e ancora si trascina dietro di se' diverse questioni non concluse.

Nel frattempo, attendendo di conoscere l'esito del mio futuro, ho deciso di svernare in Corea: saro' a Seoul per 5 giorni a partire da domani. Un po' di turismo e probabile buon divertimento, complice anche il fatto che un mio compagno di classe (coreano di Seoul) torna a casa per le vacanze di fine trimestre. Ho cambiato giudizio sui coreani (non che prima avessi grandi basi su cui fondare guidizi) e ce ne sono davvero di fioi, considerando poi che hanno il micro nei geni.

Viaggio in Corea significa niente rientro in Italia tra l'altro, se ne riparla a dicembre. Per concludere il mio prossimo buon proposito e' recuperare qualche album dei Kira Kira Afro, anche se non ho la minima idea di che tipo di musica suonino.

A presto.

giovedì, settembre 07, 2006

E' ufficiale

pve > all

lunedì, agosto 21, 2006

Laboratorio di osservazione

E' il ristorante. Ristorante italiano anzi: un luogo semisconosciuto per i giapponesi, che spesso arrivano cercando miseramente degli hashi da stringere tra le dita. E invece niente, 2 forchette, un coltello e via con antipasti, pizza, pasta e carni miste. Gia' perche' in Giappone andare in pizzeria non significa espressamente "mangio una pizza", e' piu' un modo per provare una carrellata di cibi esotici e di moda. Motivo per cui, a volte, mentre mangiano la pizza chiedono "un bicchiere di limoncello" oppure "del caffelatte". E questo e' un momento molto delicato: il segreto, la chiave di volta, sta nel non ridere. Ma nemmeno abbozzare un sorrisetto di compassione, loro carpiscono anche quello; invece con garbo va risposto che il limoncello o il caffelatte si sposano male con il gusto che il signor cliente ha scelto, e che si consiglia di ordinarlo in seguito.
Ogni tanto funziona, ogni tanto li vedi tutti felici con la loro tazzona a fianco della 4 formaggi.

Ma il trono dell'assurdita' spetta alla cotoletta alla milanese. Ok e' vero che viene servita con coltello e forchetta in modo che la si possa distribuire tra tutti i commensali (stessa cosa per la pizza, nessuno ne ordina una per se ma vengono tutte divise equamente: un buon modo per assaggiare tutto e fare comunione, ma anche un inferno di piatti e piattini nei pochi mq di spazio dei tavolini), pero' i coltelli sono sempre al lato del piatto. Lato destro.
Invece, arrivata la cotoletta, imbracciano forchetta e cucchiaio e iniziano a tagliare. Con notevole difficolta' oltretutto, imbarazzo a volte, ma continuano imperrerriti. E allora c'e' chi li lascia fare e chi interviene, facendo notare che a fianco hanno il coltello; il problema e' che -sempre imbarazzatissimi- annuiscono e iniziano ad usarlo, ma in coppia con il cucchiaio.

Questo puo' essere considerato un feedback culturale alla millenaria tradizione di utilizzare gli hashi e avere sempre tutto gia' tagliato, pero' tutto sommato preferisco pensare che i giorni all'asilo in cui si facevano i giochini di logica loro fossero tutti assenti.

mercoledì, agosto 16, 2006

Questione di abitudine

Lo sanno tutti, i giapponesi sono un popolo di gente che rispetta la pulizia. Anzi, forse e' un popolo che semplicemente rispetta, in generale, ogni regola che gli viene imposta, pero' va riconosciuto che lo sanno fare davvero bene.

Per pulizia intendo in generale quella dell'ambiente pubblico: quante volte noi italiani passeggiando per le strade di una cittadina austriaca, svizzera o di un qualsiasi paese nord europeo rimaniamo stupiti per la totale assenza di cartacce, sigarette e quant'altro per terra?
Tokyo non raggiunge livelli tali, intendiamoci, pero' va considerato che i cestini non esistono. Gia', niente posti per buttare rifiuti per strada: tutto quello che si accumula camminando ce lo si porta dietro, mozziconi di sigaretta inclusi. Anzi a dire il vero i fumatori non possono nemmeno fumare ovunque per le strade, ma hanno degli appostiti spazi fortuna loro muniti di posaceneri.

Il motivo della mancanza di cestini, ma anche di cassonetti (i rifiuti in sacchi hanno delle zone di deposito e vengono ritirati periodicamente a seconda della zona da due a 7 volte la settimana) non ha propriamente sole ragioni culturali, o economiche (calcolare la spesa pubblica per la manutenzione di cestini a tokyo sarebbe abominevole); il fatto e' che i giapponesi hanno una paura maledetta dei cestini. Il motivo e' stato un attacco terroristico avvenuto proprio a Tokyo una decina di anni fa, l'ordigno era nascosto proprio in uno dei grossi cestini di un convenience store. Va detto che i cestini a raccolta differenziata dei conbini non sono stati aboliti, pero' ora sono tutti trasparenti, in modo da poterci vedere sempre il contenuto.

Ma lo stupore non si ferma solo alla quotidianita' per strada: prendendo per esempio il cinema si rimane basiti quando all'uscita della sala tutti posrtano fuori i propri bicchieri e le vaschette dei pop corn vuote, depositando il tutto in appositi contenitori all'esterno.
Il massimo pero' e' stato al mare, dove i bagnini passavano tra le tende (si perche' i giapponesi al mare vanno con ombrellone e una piccola tenda, tipo quelle a igloo) con un saccone di plastica, raccogliendo dai bagnanti i rifiuti del pranzo.

giovedì, marzo 30, 2006

La cura del curry

Il curry mi e' sempre piaciuto abbastanza, adesso ho finalmente potuto espandere i miei gusti. O almeno placare il mio appetito. Generalmente vado una volta a settimana, a pranzo, ma ultimamente ho raddoppiato la frequenza: si mangia tanto e con gusto.

Il posto prediletto e' una Curry House della catena CoCo, che si trova a 2 minuti dall'ufficio in Aoyama Dori, esattamente davanti al palazzo della Sony.
Dopo mesi di sperimentazioni e raffinamento ho trovato il menu definitivo: riso con curry e formaggio versione abbondante (400gr di riso), e con l'aggiunta di un tonkatsu, giusto per gradire.

La sbobba che ne esce e' straordinaria, mi sazia fino a sera e come unica controindicazione c'e' il problema delle potenti ondate di abbiocco che provoca verso le 15... ma sopporto ben volentieri.

Una cosa che non capisco di CoCo e' la promozione in corso: in pratica e' un concorso ad estrazione, i cui premi sono tre e sono tre cucchiai. Immagino si paghi il design...

lunedì, marzo 27, 2006

Normale weekend di follia

Non mio intendiamoci (beh magari anche un po' si), ma in generale di chi gioca WoW in ottica pvp. Perche' questo weekend c'era bonus doppio a Warsong.
Warsong Gulch e' strutturato come un CtF (Capture the Flag), 10 contro 10, ed e' il battleground piu' veloce e frenetico del gioco. Beh veloce in teoria, in pratica puo' durare ore, ma sorvoliamo per ora.
Insomma bonus doppio in un bg tecnicamente veloce, il risultato e' che l'80% della comunita' vi si fionda a peso morto, con risultati degni della A4 a Ferragosto. La prima cosa che salta all'occhio, a chiunque, e' lo spam in chat e contro chat di gruppi che cercano druidi, sempre. Il druido infatti e' il miglior flag carrier del gioco, di conseguenza averne uno o due in squadra garantisce alte possibilita' di successo. E i druidi vanno a ruba.

I gruppi formati da gente di alto rank non hanno problema, loro chiamano e un druido pure occupato sgruppa e va con loro perche' sa che si vincera' quasi automaticamente, e piu' velocemente si vince piu' onore si porta a casa.
Poi ci sono i premade di livello medio, discreti giocatori e classi bilanciate, sono gruppi rari ma che spesso portano a ottimi risultati, i preferiti del sottoscritto.

E poi c'e' il pug selvaggio. Pug sta per Pick up group, significa un gruppo formatosi per caso dentro il bg da gente che si e' messa in coda singolarmente. Ci si trova e in genere si gruppa, ma ovviamente escono gruppi sbilanciati, con uno sfacelo di rogue (di solito, dopotutto e' la classe piu' inflazionata) e 0 cure (un pally ogni tanto magari, che ovviamente non cura cercando la via del DPS) e sempre in genere si perde. Ma attenzione, perche' si perde rapidamente. E non e' mica un male, nella settimana del bonus doppio a wsg, perche' anche chi perde con 0 bandiere si becca i suoi 500 e rotti punti aggratis, per magari 5 minuti di bg.

Il wsg bitching quindi, non e' una cosa deleteria. Tecnicamente 30 bg persi in 5 minuti tra bonus e token riportati sono 40k di onore, senza contare la manciata di kill che si possono fare all'interno, l'importante e' prenderci la mano. Che poi capita che joinando a caso si becca il game che stava per finire (10 sec di gioco, comunque 500 honor) o capita di beccare il raid uber a cui e' andato in link dead un player (10 sec di gioco, up to 2.5k honor, a seconda delle bandiere a cui si assiste).

Insomma divertente, per chi ha tempo a disposizione.
Questo weekend il tempo era strabello, cosi' ho approfittato per vedere un po' del Musashi (che altro non e' che la sconfinata hinterland di Tokyo, che proprio a quella Milanese da paglia, ma tanta) e la sera mi sono dedicato a raccattare un po' di onore, guidato dalla saggia scimmiazza. Un po' di premade, qualche Arathi Basin di contorno e qualche momento di puro pug. Mi e' passata meglio del previsto e con ottimi risultati, ora rimangono gli ultimi due giorni...