Soundtrack del mese

U2 - City of Blinding Lights

[How to Dismantle an Atomic Bomb - 2004]

giovedì, luglio 24, 2008

Note sparse

Il 4 giugno e' uscito il nuovo album dei Beat Crusaders. Si chiama popdod, nome in linea con la filosofia autoironica dei BeCru di inserire "pop" nei loro titoli da quando hanno smesso di essere una band indie. Bello l'effetto "a specchio" del titolo, cosa a cui solo un popolo abituato a scrivere con disegni puo' pensare.

L'album si presenta bene: copertina, case e libretto dal look unico e coinvolgente. Bello anche il DVD incluso, con il live estivo dell'anno scorso.

Il problema e' uno solo, le canzoni. Ad ascoltarle ci si fa l'abitudine e piacciono, ma manca totalmente il feeling iniziale con i brani, quella scarica che metteva subito in sintonia con un pezzo al suo primo ascolto. Voto 6,5 non il loro miglior album ma pur sempre discreto.


Sono tornato a Seoul passando per Haneda/Gimpo. Il viaggio attraverso questi due aeroporti, che si possono paragonare a Ciampino/Linate, e' molto piu' rilassante e veloce rispetto al dover affrontare Narita/Incheon; il problema e' che i voli dagli scali piccoli sono sempre pieni.

Bello Haneda, l'aeroporto storico di Tokyo, il "campo delle ali". E' situato a sud della baia di Tokyo, sulla strada per Yokohama, a un passo dal mare. Le strutture sono minute, a uno o due piani, e le hall delle partenze e arrivi graziosamente piccole. Sembra l'aeroporto di Tessera quando era ospitato nel vecchio edificio.
Niente code al controllo passaporti, pochi voli e pochi gate. 30 minuti di treno da casa. Un paradiso.

Gimpo invece ha sempre un'aria malinconica. Come due anni fa sono ripartito nel tardo pomeriggio e l'atmosfera, complice anche le sale semidesterte, faceva molto Deserto dei Tartari.

Inutile dire che in questi giorni entrambi gli scali sono invece presi d'assalto da turisti nippo-coreani che si spostano in massa da un Paese all'altro; mi piace pero' pensare che questi aeroporti stiano aspettando che tutto torni alla solita placida calma, appena finira' la stagione delle ferie. E io l'aspetto al varco per il nuovo Seoul trip.

Adesso, un po' di riposo (forse) in Italia. Metto in dubbio la possibilita' di far vacanza perche' sembra che i giapponesi siano bravissimi a rompere anche dalla lunga distanza. Vedremo chi vincera'.

lunedì, giugno 16, 2008

Meiji Jingu e il tifo di altri tempi

a Eccomi, puntuale come ogni mese. Parliamo questa volta di qualcosa di diverso dal solito: una partita di baseball. Non giocata, ma vista allo stadio, e non uno stadio qualsiasi ma il Meiji Jingu, sede storica degli Yakult Swallows che assieme agli Yomiuri Giants rappresentano Tokyo nella Central League giapponese.

Le squadre protagoniste della partita non sono pero' professioniste, ma le rappresentanti di due famose universita' della Capitale: Waseda e Keio. Il baseball univeritario e' una via di mezzo, un'aggiunta. Da una parte c'e' il fascino dei professionisti, dall'altro la genuinita' e la grinta del campionato liceale. In mezzo appunto, gli universitari: un po' sfigatelli va detto, a partire dalla divisa sempliciotta e dal cappellino anni '30 a visiera corta.


Ad esaltare la partita sono stati due fattori in particolare. Il primo e' la presenza della star del panorama studentesco, il "principe della Waseda" come lo appellano i giornali, Sato-kun.

Sato-kun e' il lanciatore titolare della Waseda, personaggio osannato a destra e a manca, uno che risolve le partite.
Lo vedete qui a fianco, e non e' quello con l'asciugamano in testa.

Il perche' di tanta ironia su questo povero lanciatore e' che nonostante la nomea e l'aurea da eroe che gli hanno costruito attorno si e' preso 2 homerun al 4 e 5 inning, e li' e' pure finita la sua partita.

Non e' stata una partita semplice per lui, complice anche il caldo tremendo di domenica, pero' gli homerun subiti hanno anche deciso l'incontro.
La Waseda ha perso proprio 2-0, e viste le condizioni atmosferiche un plauso particolare va al lanciatore avversario che ha invece tenuto botta per tutti e 9 gli inning, cavandosela con 4 basi concesse.

Ma parliamo dell'altro fattore di intrattenimento quello vero. Il motivo per andare a vedere le partite studentesche.

Il tifo.


Come da manuale, eccoli con la divisa nera nonostante i 35 gradi, la bandana bianca e le pose plastiche, sono i supporter ufficiali delle squadre.

Devono per forza crederci ferventemente in quello che fanno, perche' altrimenti non si spiegherebbe come fanno a sopportare la calura chiusi in quelle giacche sbracciandosi per 9 inning.

La spettacolarita' e' davvero elevata, soprattutto perche' le mosse che fanno sono un misto tra Street Fighter 2 e il teatro Kabuki.

A far loro da supporto ci sono tromboni e tamburi, e una squadra di cheerleader che li affianca nei momenti clou.

Forza Waseda! (lol)

sabato, maggio 31, 2008

Orgoglio(ne) nazionale

E' dura esprimersi dopo una partita del genere. Primo set liscio, secondo e terzo persi entrambi 28-30, con la paura che non si riusciva piu' a chiudere un muro. E i giapponesi che davano il 120%. Quarto set peggio ancora, 6 servizi sulla rete, attacchi errati, e un parziale di 17-24 che mi ha fatto alzare dal divano in preda a sconforto e rabbia.

Rabbia per l'entusiasmo di questi maledetti musi gialli, che monopolizzano la sede dei campionati di pallavolo ormai da 3 anni, con folle nei palazzetti premunite di bastoncini dorati da sbatacchiare, servizi televisivi sui giocatori e cantanti e personaggi famosi invitati in tribuna per alzare l'audience ("e' stato mai a vedere un match di pallavolo?" "no, e' la prima volta"). Poi Meoni in battuta, e si torna 24 pari. Minuti passati piegato su me stesso con le mani sugli occhi. Il commentatore che perde man mano l'entusiasmo. "Ma e' sempre match point, ancora uno, ancora uno". Al 24, il gelo. Ma mica e' finita, magari. Ancora una volta si soffre punto su punto. Set point nostri annullati, altri match point loro sventati. Ma ormai non fanno paura come prima. Perche' finalmente ci crediamo. Alla fine si riesce a sventare un attacco loro su battuta nostra, ed e' 35-33.

Esulto. Prendo in braccio Un Son che sta giocando a fianco a me con la psp a Need for Speed, stanca di vedermi crucciato davanti alla tv, e salto come un ebete per il salotto. Spero mi abbiano sentito i vicini, e spero pure che stessero guardando la partita.
Il tie-break e' liscio, liscissimo. parziale di 9-1 amministrato fino a un 15-7 che non lascia piu' paure per noi, e che si trasforma per i giapponesi in una lenta agonia.

Il commentatore, alle 9 palle match loro, lo ha dichiarato: e' l'italia delle medaglie olimpiche, del dominio ai mondiali, quella che stavano per battere. Non l'hanno battuta, ma quello che ha descritto e' vero. Magari al momento e' un bagaglio di responsabilita' un po' troppo pesante, ma prima o poi il cerchio si richiude. Per il momento, bisogna tenere duro.

giovedì, aprile 03, 2008

Cronaca di compleanni (parte II)

Lo ammetto, la costanza non e' il mio forte. Ma complici la gita in Korea, la vacanza in Italia e la ricerca di una nuova casa ho avuto poco tempo per concentrarmi sui post.
Vedo di rimediare.

Torniamo a noi. Parlavamo di come hanno reagito i presenti all'ondata anomala (di alcol) ordita principalmente da Khan. Dopo aver descritto i due lesi, passiamo a chi invece a sopportato piu' che degnamente la sfida, partendo dal connazionale.

Il Penny: in queste cose si sa, il Penny e' affidabile. Splendido (si fa per dire) anfitrione di ogni serata che conta, ha retto infatti piu' che bene lo scontro frontale con Khan e non ha dimostrato cenni di cedimento nemmeno a serata avanzata.

E' da dire pero' che mentre il clima si surriscaldava sempre piu' ha fatto ben poco per aggiustare la situazione, scuotendo invece con fare sconsolato il capo di fronte al triste spettacolo, riscattandosi comunque con una degna performance al karaoke. Al contrario del long man (come lo chiama David) invece, protagonista della rescue squad e' stato il piccolo marinaio delle filippine, ovvero...

Marvin: Marvs e' arrivato a sorpresa, nel senso che sebbene l'abbia invitato con lauto anticipo era incerto della sua presenza causa lavoro. E invece ce l'ha fatta, e meno male perche' e' stato di grande aiuto nel trasportare i disabili dentro e fuori il Gunbali, sopportando anche la robusta mole del CM lungo le ripide scale.

Marvin inoltre e' stato leader incontrastato al karaoke, dove col suo repertorio di canzoni latine ha fatto andare l'intero pubblico femminile in brodo di giuggiole. Tra i tanti, ricordiamo i pezzi di Craig David e Ricky Martin (!!).

Le sorelle An: capitolo in comune per Eun Son e Eun Ji che ben sapendo a cosa si andava in contro hanno retto psicologicamente piu' che bene. Mentre la prima si e' sbattuta per l'organizzazione e per evitare che tutti facessero la fine di Khan, la sorellina si e' goduta i bagordi, riuscendo comunque alla fine a riportare a casa i suoi tre amici (Jitensha, Emi e Yumi, per quanto quest'ultima sia finita in una stazione della polizia in quanto troppo ubriaca per tornare a casa in taxi). Si vocifera pero' che piu' che "riportarli a casa" siano finiti in una bettola di Ikebukuro a consumare sake' caldo fino al mattino. Ma a noi piace ricordarli cosi'.

Tornando a Eun Son, dopo una partenza in sordina al karaoke, dovuta anche a un feroce mal di testa, si e' ben ripresa (grazie a un paio di pasticche molto sospette rifilatole da Mao) e ha presenziato piu' che degnamente il karaoke, sfoggiando una grande interpretazione della canzone dei Blast del film di Nana.

Kidokoro & compagno: ci ha stupiti tutti Kidokoro sensei, portando alla festa il suo giovane nuovo fidanzato. Kidokoro dall'anno scorso e' cambiata moltissimo, nel senso che se prima bastavano due birre per vederla barcollare, ora trinca come una spugna. Ho come l'impressione che noialtri centriamo qualcosa in questo... in ogni caso e' un piacere averla lucida fino alla fine.
Non si puo' dire lo stesso del suo kareshi purtroppo, che e' crollato a meta' serata ricevendo dalla sua meta' piu' di un gesto di... insofferenza.

La ricorderemo sempre fumarsi beata una sigaretta per strada, mentre il suo ragazzo giaceva accasciato sotto un albero del viale.

Al karaoke il suo repertorio ormai e' famoso: parte sempre dalla Britney Spears e Avril Lavigne, per chiudere con sigle di City Hunter e altri anime anni '90. E' sempre stata la nostra migliore insegnante, continua cosi' Kidokoro!

Chiudo qui il sipario del compleanno. Non ci sono molti altri commenti da fare, se non che il CM ancora oggi si chiede come abbia fatto a rimanere ciucco a inizio serata, e che Khan ha smesso di bere (tanto) e si dedica ora invece al nanpa in squallidi localacci di Roppongi. Ma sono tutte altre storie che, conoscendomi, rimarranno solo parole.

mercoledì, marzo 05, 2008

Cronaca di compleanni (Parte I)

Salto a pie' pari la gita alle terme, non tanto perche' sia andata male o altro, ma perche' sono ancora senza foto da accompagnare. Ho portato la fotocamera, ma l'ultimo scatto risale al viaggio .... di andata. Portate pazienza ancora un po' ...

Parlo invece dei compleanni, mio e del CM, festeggiati sabato scorso. La data di nascita del CM e' 6 giorni posposta alla mia (anche se e' avvenuta 3 anni prima.... l'avreste mai detto?), cosi' uniamo le forze e festeggiamo assieme. La cosa e' vantaggiosa per due motivi: sicuramente la festa prende ancora piu' spessore, e soprattutto 2 cause sono meglio di una per radunare i commensali piu' riluttanti.

Questa volta pero' non voglio raccontare l'evento cronologicamente, provo invece a seguire (per quello che ricordo) gli eventi vissuti dai protagonisti della festa, dove per protagonisti intendo "gente la cui presenza ha dato una svolta piu' o meno decisa al corso della serata". E' stato forse un compleanno con imprevisti? Leggete e lo scoprite.

Il CM: partiamo dal leggendario pestering korean (grande Fabio), che si presenta in forma smagliante alle 17:30 al Gunbali (il nostro locale di fiducia) di Ōkubo. Si inizia sempre presto questo genere di ritrovi perche' cosi' la gente crede che si finisca in tempo per l'ultimo treno della sera. Illusi. Comunque dicevamo, il CM e' pompatissimo: arriva con la inseparabile Son Min armati entrambi di vistosi pacchi regalo. E io mi sento una merda pensando che non gli ho preso niente..... ma rimedio imboscando il mio nome nel regalo del Penny.
Inizia alla grande il CM, dopo la classica nama (birra non pastorizzata) di apertura si parte con il chamisul, e qui iniziano le stranezze.

Nella foto lo potete ammirare al momento di indossare la maglietta regalatogliali. Sembra il solito CM di sempre a dire il vero, ma.... vacilla. E vacilla ancora. Vuole andare in bagno ma non riesce a camminare da solo, cosi' lo dobbiamo portare di peso. All'uscita, il collasso. Lo stendiamo quindi su 3 sgabelli (tanto e' piccolo hahaha) addossati al muro e lo copriamo con i cappotti: sono solo le 9 e the show must go on, giusto?

Il suo epilogo sara' una litigata con la morosa sulla via di casa e la disperata ricerca di rintracciarci una volta riacciuffato il limite della sobrieta', ma noi -un po' perfidi e un po' vigliacchi- lo lasciamo alle grinfie della donna infuriata e ne perdiamo ogni traccia, fino ovviamente alla sua telefonata il giorno successivo.

Khan:Khan, per chi non lo conosce, e' il nostro buddy islamico. Imported from Bangladesh, Khan e' l'unico dei medio-orientali ad essere entrato nel nostro gruppo, e lo ha fatto con grande stile. Amiconi dai tempi della scuola, e' rimasto leggendario per le bottiglie di vodka portate in classe e degustate in loco. Non mangia carne di maiale, ma soprassiede sull'alcol.

Khan si e' superato: ha continuato a girare per la tavolata e ovunque si fermasse faceva ubriacare i poveracci in cui incappava.

La foto e' brutta, ma e' l'unica che lo immortala (maglietta verde) a fianco di Jitensha (che vuol dire bicicletta, e' ovviamente un soprannome) e Yumi, il ragazzo e la ragazza seduti alla sua sinistra. Alla sua destra c'e' invece Marvin e Kidokoro sensei. Sottolineo questo momento perche' Khan li ha fatti bere talmente tanto, iniziando a parlare di affari di coppie, e' uscito che a Yumi interessa Jitensha, e viceversa. Solo che la sventurata coppia, una volta ubriaca, si e' divisa: Yumi che voleva essere riaccompagnata a casa ci e' dovuta tornare da sola perche' il prode Jitensha, bello in stecca, voleva assolutamente venire al karaoke del dopo cena. Solo che si e' perso sulla via (...) ed e' finito a bere con la sorella di Eun Son e le sue amiche.

Tutto bene per Khan insomma, prestazione sopra le righe. Solo che pure lui, a serata ormai matura, inizia a sbarellare. E fin qui nulla di nuovo... pero' le sue condizioni precipitano vertiginosamente, e lo si trova prima abbracciato a un CM ancora in coma mentre gli sussurra "dai amico, alzati!!", poi in situazione di rigetto selvaggio, di cui segnaliamo l'ascensore, prima che assieme a Marvin riusciamo a portarlo in strada.



Da qui, l'epilogo: montiamo Khan in un taxi e ci assicuriamo che balbetti l'indirizzo giusto. Vengo contattato dal moribondo solo lunedi pomeriggio, e si era appena svegliato da quando era rincasato. Sempre tosto Khan, che ridacchia al telefono balbettando scuse sul fatto che i piatti a base di pollo fossero pochi. Poi, con tono imbarazzato domanda: "non e' che ho fatto cose strane vero?". No Khan, vai tranquillo. Fino allo prossimo ritrovo almeno.

Continua.....

lunedì, febbraio 18, 2008

Aggiornamenti

Non ho tempo di fare un discorso serio su tutto, cosi' in cerco di colmare questo periodo di magra con un'infarinatura generale degli ultimi avvenimenti.

- Sono ufficialmente diventato direttore amministrativo (di me stesso). Dal mio ufficio di Shibuya sogno di conquistare l'umanita' intera, o eventualmente anche solo di trovare un appartamento nuovo.

- La battaglia per trovare casa e' lunga e logorante: setacciata Kichijoji siamo passati a Shinagawa e ora si torna a puntare a nord, verso Shinjuku. Eventualmente quest'ultimo non sarebbe male, potrei tornare a casa a piedi dopo ogni serata nei localini del luogo.


- Sono stato portato in salagiochi da Eun Sun, che sta finalmente mostrando di essere davvero coreana. Non e' un granche' nei giochi di guida, ma ci sa dannatamente fare con gli sparatutto a scorrimento.

- Oggi ho la maglietta di Pure Pwnage sotto alla camicia e cravatta, il che fa molto Clark Kent.

- Sul portatile nuovo ho installato Ubuntu. Al di la' del nome cacofonico si sta rivelando una convivenza accettabile, salvo qualche piccolo problema di (in)competenza tecnica che mi trovo a risolvere con assistenza via ICQ d'oltreoceano (grazie Ale).

- Il portatile nuovo e' comunque una bomba, e Linux serve a tenere lontana l'idea di installarci WoW.

- WoW nel frattempo e' freezato fino a nuovo ordine, e viste come vanno le cose credo che dovra' aspettare ancora un bel po'. Intanto la PsP ha una nuova vampata di gloria, potendo essere sfruttata nei quotidiani spostamenti in treno.

- Venerdi sera siamo stati pagati 700 yen per consumare una lauta cena in un'osteria di Shin Okubo; ringraziamenti vivi e sentiti al cassiere che ha sbagliato a darci il resto (o forse voleva davvero regalarci soldi, non so).
Spettacolare Eun Sun che, accortasi della mazzetta di quattrini in piu', si e' data a una fuga rocambolesca per i vicoletti del quartiere.

- Dopo la lunga degenza causa segnali d'allarme dell'organismo (Epatite A), il CM e' tornato in forma smagliante a riprendersi il suo vip status nelle serate che contano. Di positivo c'e' che ha smesso di fumare, e ha stabilizzato i rapporti con l'attuale meta'. Inoltre a trovato un nuovo lavoro, il turno di notte in una videoteca hentai di Kabuki-cho.

- Il CM ha anche deciso di presenziare l'annuale gitona alle terme di fine febbraio. Nonostante gli ottimi risultati dell'anno scorso, le proiezioni per quest'anno non sono le migliori. Ma ci diamo sempre un po' di margine.
Per sicurezza, domani sera appuntamento per acquistare i viveri e i liquidi (chamisul).

Ci risentiamo al ritorno da Hakone.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Luoghi dalla proustiana memoria - parte I

Tokyo e' una citta' immensa, e mentre da un lato i posti nuovi non finiscono mai, dall'altra ce ne sono alcuni che diventano parte delle proprie memorie. Per diversi motivi: avvenimenti particolari, particolare feeling con la zona, o piu' semplicemente perche' li si frequenta quotidianamente.

Non e' una sensazione facile da spiegare, in particolare e' difficile descrivere il legame che ho con la NTT Tower. Ma partiamo da una spiegazione oggettiva del luogo.


La NTT Tower, lo dice il nome stesso, e' la torre della Nippon Telegraph and Telephone, ossia la locale Telecom. E' la sede principale, e si tratta di un grattacielo di una cinquantina di piani con una forma che ricorda l'Empire State Building.
A vederla, sembra davvero imponente. Al contrario dell'agglomerato di grattacieli di Shinjuku ovest (che dista tra l'altro solo pochi minuti a piedi) la torre e' posta in mezzo a una distesa di edifici normali, il che la fa svettare nel nulla creando cosi' un "effetto Fuji".

Inoltre in questo modo la sua mole e' visibile e riconoscibile da Shinjuku nord in giu' fino a Shibuya, e come un faro (nemmeno molto figuratamente, di notte e' sempre piena di luci) segna la via della vicina stazione JR di Yoyogi agli sventurati che si perdono nelle viette di Sendagaya.

E' un po' musa e un po' mamma, ai suoi piedi ho avuto un sacco di soddisfazioni e delusioni, testimone immobile di grandi serate e rientri sconsolati. Forse per l'elevata instabilita' emotiva del periodo in cui frequentavo i suoi dintorni me la sono sempre trovata di fronte al momento di rincasare, e si e' creato un legame che ancora permane quando passo dalle sue parti.

[Disclaimer: mi rendo conto che le foto sono orribili. Purtroppo non ne avevo di migliori e purtroppo non ho la passione per andare a farne di migliori. Queste pubblicate sono state scattate in serate a caso, passando da quelle parti.]

martedì, dicembre 11, 2007

Figuri in cui potreste incappare

Kōgyaru, loligoth, ganguro eccetera sono ormai una stereotipata icona dei giovani della capitale, e fanno un baffo ai ceffi che invece vi propongo qui sotto.

Tipologie 1 e 2: Kat-tun boy & Surfer
I due esemplari qui sopra rappresentano due diverse correnti di moda urbana: il primo si rifa' espressamente alle visual boy band che affollano il panorama rock giapponese, tra cui una delle piu' rappresentative sono appunto i Kat-tun. Il campione preso in esempio oltretutto e' veramente rappresentativo di questo stile, complice il fascino androgino che lo contraddistiungue (anzi piu' che contraddistinguere spesso lo fa confondere con una ragazza, ma queste sono altre storie).
A fianco un esempio di Surfer giapponese: anche se a primo acchito puo' sembrare simile al Kat-tun boy si possono notare diversi contrasti. I capelli per quanto lunghi e colorati sono acconciati in modo piu' sobrio, e l'abbigliamento e' tipicamente in linea con lo stile californiano (la maglietta con la scritta baroccheggiante ne e' la lampante prova). Le differenze proseguono poi alle scarpe e al modo di parlare, ma a questo riguardo la foto e' muta. Ritorneremo sull'argomento.

Tipologia 3: Nanpa Gaijin

Altra tipologia di cui Tōkyō e' affollata e' il Nanpa Gaijin. Il nome deriva da due parole giapponesi: nanpa e' lo slang per indicare il rimorchiare ragazze e/o ragazzi per strada, attitudine ben radicata da queste parti. Gaijin invece e' l'abbreviazione per Gaikoku Jin, ossia straniero.
E' quindi intuitivo il carattere distintivo di questa compagine di persone, che si immedesimano cosi' bene nella cultura locale che non possono fare a meno di imparare anche queste raffinate arti indigene.
E va precisato che a noi stranieri il nanpa riesce particolarmente bene, per motivi troppo complessi che non sto a spiegare (lol).

Ma passiamo ora al clou della presentazione, la classe misteriosa che agisce nell'ombra e spunta fuori quando uno meno se lo aspetta...

Tipologia X: il Coreano Molesto
Non ci sono parole adatte per descrivere questa ristretta elite di persone (una), eppure e' parte integrante della vita mondana della Capitale. Si tratta di gente astuta, che sa come e quando convincere una massa piu' o meno numerosa a darsi a improbabili bagordi fine-settimanali, ma ogni tanto colpisce anche il martedi e il giovedi. Hanno passione sfrenata a cantare struggenti canzoni d'amore al karaoke, e farebbero di tutto per aggiungere al conto un'ultima bottiglia di Chamisul.
Sono quindi schedati come individui pericolosi di classe A, evitateli se non siete al massimo delle vostre forze fisiche e mentali.

E con questo si conclude il breve documentario. Un ringraziamento agli ignari che sono finiti immortalati, e fortunatamente uno solo su quattro potra' decifrare cosa si scrive su di loro.

giovedì, dicembre 06, 2007

Kōzu Banzai!

Mi accingo a scrivere gia' pensando alle esclamazioni di alcuni (ciao Fabio!) leggendo solo il titolo del post.

Domenica mattina c'era un tempo splendido e poche idee su cosa fare: ho cosi' pensato di realizzare un progetto che avevo in mente addirittura dall'estate scorsa, che per mancanza di tempo o di voglia ho sempre rimandato.

Cosi' mi sono diretto alla volta di Ōsaki, che e' uno degli hub ferroviari che legano la provincia di Tōkyō con quella di Kanagawa e ho atteso impazientemente un treno in direzione di Odawara.
Conosco piuttosto bene il circondario della stazione di Ōsaki, avendoci abitato per un bel po' di tempo (e non finendo mai di rimpiangere la comodita' del posto), cosi' l'attesa non e' stata per nulla noiosa: una passeggiata verso il tempio del quartiere (dove risiede una statua della Scimmia), un salto al Beck's Cafe e arriva l'ora di prendere il rapido per Hiratsuka.

E' la tarda mattinata di domenica, il treno che solitamente e' strapieno di pendolari nella tratta Yokohama-Shin Juku e' piacevolmente vuoto, con l'imbarazzo della scelta per sedersi. Cosi' prendo posto vicino al finestrino, e mi lascio incantare dai paesaggi della provincia.

Dopo Kawasaki si entra a Kanagawa, prima fermata e' proprio Yokohama, con i suoi grattacieli bizzarri e le bianchissime costruzioni in riva alla baia. Il treno prosegue mentre il paesaggio volge verso l'extra-urbano, e le case si fanno sempre piu' rade e sempre piu' intervallate da campi e boschetti.
A Hiratsuka cambio e prendo un locale, che in pochi minuti mi porta fino alla stazione di Kōzu.

Eccola, precisa identica a come e' disegnata in Generation Basket ("I'll" per chi lo conosce col nome originale), in bella mostra la tettoia dove si appollaia Yamazaki.
Rimango un po' stupito dal fatto che attorno alla stazione non c'e' assolutamente nulla, niente Red Barns ne' niente. E' una stazione di campagna, con il piazzale per i bus e i taxi e null'altro.
Scendo sulla strada principale, che e' una lunga statale che corre parallela alla costa, che si intravede una riga di case piu' in la'. Pochissimi negozi, per lo piu' chiusi in questa soleggiata domenica; nulla a che vedere con i ritmi da "24/7" di Tōkyō.

Impaziente, scendo fino alla riva, e qui mi si para di fronte un'immagine vista e stravista.
Proprio lei, la spiaggia di Kōzu. Con l'autostrada che ci passa sopra, i gradoni in cemento dove chiaccherare dopo le partite e la spiaggia di ciotoli bianchi e liscissimi dove fare falo' e barbecue nelle sere d'estate. Si insomma, piu' o meno.
Non posso fare a meno di rimanere a bocca aperta: il mare tra l'altro nonostante la colata di cemento che lo costeggia e' davvero bello, e pare persino pescoso a giudicare dalla quantita' di gente con la canna da pesca.

A questo punto non posso fare altro che una cosa, pensando a tutti i katsu-kare mangiati a colazione.
E' stata davvero come conquistare una vetta ambita da tempo. In realta' poi il paese e' piccolo, si snoda lungo la costa e non ha assolutamente nulla, nemmeno la scuola superiore. Probabilmente Asada ha ambientato la storia nella vicina Odawara, usando pero' come sfondo quello sicuramente suggestivo di questa spiaggia.



Tutto questo mentre Eun Son, indispettita di suo per essere stata trascinata in un posto totalmente anonimo in un prezioso giorno di vacanza mi guarda scuotendo il capo mentre mi aggiro estasiato sulla spiaggia. Ma alla fine il posto e il bel tempo coinvolgono anche lei, e si lascia trascinare dall'atmosfera di Kōzu.

Concludo con una promessa, la prossima volta sara' dall'altra parte della baia, provincia di Chiba. Kisarazu con i suoi tanuki, il bar di Master, lo Yassai-Mossai e i live dei Kishidan ci aspettano!

mercoledì, novembre 28, 2007

Metti un sabato e riempilo a dovere (...dopo)

Arrivato a Shinjuku, le scelte sono due: andare a controllare che al locale sia stata preparata la tavolata oppure passare a scuola a salutare Eun Son. Non ci penso molto e mi dirigo a Yoyogi.

Chi e' Eun Son?! Chi e'...?! ... lo spiego qui sotto.

Ne parlo qualche volta nei post, ma non l'ho mai presentata ufficialmente, Eun Son e' la persona che mi sopporta quotidianamente. La potete ammirare mentre sceglie accuratamente le verdure per la cena: oltre a essere una discreta (fortuna che non capisce l'italiano hahaha) cuoca e' una persona piena di interessi, e non ci si annoia mai a parlarci assieme.

Le piace moltissimo mangiare sushi e yakitori, e' ovviamente una divoratrice di kimchi (le aberranti verdure salmistrate e speziate piatto base della cucina coreana) e guarda qualsiasi drama con tipi come Matsumoto Jun o Ogura Shun (non sono sicuro del cognome di quest'ultimo, ma e' poco rilevante).

Lavora come insegnante in una scuola internazionale di lingua giapponese, e nonostante lo stress tiene duro.

Ma torniamo a noi. Arrivo a scuola, la saluto, vado in aula studio e mi appiscocco beatamente per un'oretta: la stanchezza e' arrivata tutta di colpo e devo prepararmi per la serata imminente.

Quando sono le 5 e mezza ci dirigiamo assieme verso il Gunbali2, locale di recente apertura in cui si ricorda che il chamisul costa poco perche' in promozione. Si va presto in genere, perche' le metro chiudono a mezzanotte e per avere a disposizione abbastanza tempo non c'e' altro modo. O quasi, ma vedremo in seguito.

Non e' che si possa fare una descrizione di quanto accade durante una serata a mangiare sangyopsal, anzi riguardo l'aspetto prettamente culinario ne ho gia' parlato precedentemente.
Provo a far parlare le immagini quindi, allargando il campo e mostrando le persone che stanno attorno ai tavoli.

Eccoli quindi, attorno alla classica pignatta tutti felici e sorridenti. Notevole Jin, il terzo da sinistra, il quale durante l'universita' lavorava in un host club. La serata e' trascorsa liscia e tranquilla: tanto sangyopsal e brindisi di chamisul, la compagnia tiene botta (quasi tutta almeno, ma sono asiatici mica e' colpa loro) e si prosegue, con un paio di comparse a sorpresa.

Eccoli, uno e due da sinistra. Ibedon e il Penny che non perdono occasione di farsi una bevuta in compagnia. Senonche' la ragazza di Don si e' sentita male, e portata a casa di Penny gli ha vomitato ovunque. Ma a parte questo, che ha poi segnato irrimediabilmente l'umore (e i rapporti) dei due nel fine serata, e' stato nel complesso divertente.

Arrivate le 11 e mezza, il momento clou. "Minnaaaa kaeroze!" la chiamata del si torna a casa. Par vera. A questo punto in genere, i "soliti" intervengono per far si che in un modo o nell'altro accada qualcosa che faccia perdere il treno a qualcuno, lasciando quindi a tutti gli altri l'unica soluzione di fargli compagnia fino all'alba. In genere e' il CM che si occupa di questo, ma sabato non e' potuto venire causa lavoro, quindi la delega se la sono presa Jin e Jeh Won che nel tragitto dal locale alla stazione di Shin Juku sono riusciti a convincere i piu' restii a virare verso un'izakaya piuttosto che verso i cancelli dei treni. Operazione riuscita, e ci troviamo tutti scalzi a calcare i pavimenti di legno di un Watami a Nishi Shin Juku, rinfrancandoci con piatti tipici (pelle di pollo impanata) e qualche bicchiere di Sawa.

E intanto si decide: che fare nelle ultime ore? E qui mi ergo, sostenendo che non si puo' non andare al karaoke. Quindi, usciti in strada ne cerchiamo uno; senza fare troppi sforzi veniamo agganciati da uno dei ragazzi di un Big Echo vicino, uno di quelli che passano la notte fermando i passanti e proponendo loro una sosta nel loro locale invece che in quello del vicino.


Solo che il poveretto ( a sx nella foto) non sapeva con chi aveva a che fare. Potete vedere un momento della lunga contrattazione, che ci ha portato ad ottenere 2 ore di karaoke con drink illimitati a 1500Yen a persona (circa 10 euro).

E cosi' abbiamo trascorso gli ultimi scampoli della notte. Ho finalmente potuto cantare "Fire Cracker" degli Ellegarden (ci hanno messo mesi a inserirla nei karaoke ffs) e la cover dei BeCru della canzone di Phil Collins "Against all odds" ha mietuto un successo inaspettato. Per il prossimo giro mi tengo degli assi nella manica non da poco, ma ne parlero' a tempo debito.


La serata va cosi' a concludersi, mentre ognuno trova faticosamente la via di casa. La prossima volta ci sara' sicuramente un CM con il bisogno di sfogarsi per aver perso una serata, e gia' si profetizzano risultati migliori. Sperando che i kami vigilino su di noi e soprattutto sull'appartamento del Penny.

lunedì, novembre 26, 2007

Metti un sabato e riempilo a dovere (Luce)

Avevo scritto un papiro di introduzione per questo post, in cui volevo raccontare per brevi capi sabato scorso, ma arrivato circa alle 11 di mattina mi sono accorto di aver sbrodolato troppo, cosi' riparto, cercando di descrivere solo i concetti fondamentali.

Mattina, ore 6. Sveglia per andare a giocare a baseball con Kazufumi.

Chi e' Kazufumiii?! Kazufumi e' l'amico mio, quello italiano. Talmente italiano che se gli dici "pasta" non pensa agli spaghetti ma risponde "grazie non mi drogo". -Follie serali

E' un tipo a posto Kazufumi, ne ho gia' parlato tempo addietro qui , ma non ho mai avuto modo di metterci una foto a corredo. Anzi non ne avevo voglia. Rimedio subito.

Nella foto a fianco non e' uscito proprio benissimo, ma il momento e' interessante: sta infatti stendendo la pasta per i ravioli. Non e' che sia un cuoco, o meglio lo e' stato qualche anno fa prima di iniziare la meravigliosa avventura nell'ICE di Tokyo. A fare la pasta e a parlare italiano li ha imparati in Italia, e sa fare entrambi molto bene.
E' un patito di Ligabue e soprattutto di Vasco, tifa Milan e Urawa Reds e va matto per la pizza ai frutti di mare.

Esaurito questo argomento, torniamo a noi. E' ormai piu' di un anno che lo tarmo per farmi giocare a baseball, sport della sua giovinezza (era un ragazzo che sognava il Koshien lui) e che pratica tutt'ora con ex compagni di liceo e colleghi di colleghi di lavoro.
Insomma, a marzo di quest'anno sono riuscito a convincerlo a mettermi in squadra, nonostante lui si dichiari non propriamente convinto delle mie capacita'. Intanto pero' in questi mesi qualche progresso l'ho fatto, e devo dire che e' uno sport molto divertente e diverso da come lo si puo' immaginare solo guardandolo.

Ecco, questo era il team di sabato. Il primo in basso a sinistra e' proprio Kazufumi, mentre gli altri due a destra inginocchiati sono Taisuke e Kōichiro, ex compagni di liceo del cuoco provetto e solidi compagni di izakaya.

Tornando alla partita, purtroppo e' finita male. Dopo il punteggio in perfetto equilibrio fino al secondo inning supplementare, abbiamo perso alla morra cinese.

A questo punto, stanchi e amareggiati, ci saremmo dovuti dirigere a casa. Vorrei dire di essere stato ignaro a quel tempo di cosa mi sarebbe aspettato, ma purtroppo ero ben conscio che la giornata non era conclusa, e con il calare del crepuscolo altre prove mi attendevano nella vicina Ōkubo...

mercoledì, novembre 21, 2007

La crew

A volte ritornano, a volte no. E altre volte ancora arrivano tutti insieme. Ieri e' stato un pillolone non da poco, un'esplosione di reminescenze proustiane che mi ha quasi commosso.

Ieri pomeriggio sono andato a trovare Eun Son alla scuola dove lavora, che poi e' la stessa che ho frequentato. Appena uscito dalla stazione di Yoyogi, neanche a farlo apposta mi si para davanti, piu' incredulo di me, il Coreano Molesto che saltandomi al collo (ecco perche' e' molesto) mi ha fatto un mucchio di feste e, dato che era di corsa, ha promesso un festone per sabato (ed ecco perche' nonostante sia molesto andiamo d'accordo).



La foto e' abbastanza indicativa: sono rappresentati quattro ebeti confinati nella stanza fumatori. Il primo a sinistra e' proprio lui, il CM, segue Marvin (Filippine), Khan (Bangladesh) e Ibedon (Nigeria). Non e' una foto a caso, nel senso che alla fine era il gruppo con cui mi trovavo meglio e con cui ho organizzato le serate migliori. Di loro ieri ho visto solo il CM: Khan era gia' andato via, Marvs ora frequenta i corsi mattutini e Ibedon ha lasciato la scuola da un bel po'. Ora fa l'insegnante di inglese per bambini delle elementari, confesso pero' di non riuscire a immaginarmi la scena. Preciso che Khan non ha una tika in fronte, era un adesivo trovato non so dove col quale scimmiottava movenze indu'. Autoironia.

Tornando a ieri, piu' mi avvicino alla scuola e piu' gente si ferma a salutarmi per strada: non che fossi cosi' popolare, ma essendo stato l'unico italiano in tutto l'istituto mi aveva dato un minimo di particolarita'. Cosi' ecco I Yon (sempre tiratissima e ben truccata) che addirittura scavalca il guard rail Hisashiburiiiiiii esclama sorridente.

Fuori della scuola, il resto della crew. Motherfuckeeeeer dal Ghana con furore, questo e' David che col suo ottimo inglese (e il sempre pessimo giapponese) mi saluta garbatamente. Assieme a lui Kobe e -sorpresa!- Siripong, il 19enne di Bangkok che avevamo in classe i primi tempi, finche non ha lasciato precocemente la scuola per andare a lavorare come barman in un night thai.

Sono davvero stupito,
non lo vedevo da quando Jey Myong si era rotto la clavicola facendo a botte col suo capo (gran serata pure quella, se non fosse che Jey Myong ha dovuto subire un intervento alla spalla ed e' stato due mesi col braccio al collo; da qui la lezione "mai molestare un thailandese, mai"). Sta sempre bene Siripong, occhialoni e l'aria di chi cascasse il mondo e' tranquillo. La foto e' un reperto di altri tempi, eravamo nel locale coreano a Kabuki-chō dove lavorava Ka Jin (la ragazza in piedi).

Ci scambiamo promesse di nuove serate assieme e ci spero davvero perche' mi mancano moltissimo i primi tempi della scuola, quando ci si parlava piu' a gesti che a parole ma si stava assieme da dio, imparando a conoscersi per come ci si comportava e non per i concetti espressi (che non andavano oltre al "io tu birra insieme").

Entro a scuola e ci sono tutti gli altri. La scuola non e' cambiata di una virgola: qualche rinnovo tra gli inseganti forse ma in generale lo zoccolo duro rimane. Tra cui Kidokoro sensei, la responsabile di classe che piu' ha legato con noi.



Kidokoro Asami, la si vede in blu nella foto (quello "in nero" invece e' David hahaha), ha la mia eta' e noi siamo stati la sua prima classe. A spiegare non era sempre il massimo, ma compensava con una simpatia e un attaccamento per noi incredibile. Tanto che non saltava una delle nostre feste, anche perche' nell'eventualita' ci pensava il CM a farla desistere dallo stare a casa.
Da lei abbiamo probabilmente imparato di piu' fuori che dentro la classe, e forse e' il modo migliore per apprendere il giapponese, senza contare che dopo un paio di birre sentirla parlare era uno spasso.

Il post di oggi e' sconclusionato, ma e' stato dettato da un'ondata di nostalgia implacabile. Spero vivamente che il CM non tiri pacco sabato, anche se non ci spero molto: in genere il weekend e' critico per chi lavora nella ristorazione (vale a dire il 90% degli studenti) e non e' quasi mai possibile incontrarsi tutti. E anche per questo motivo quando l'occasione accade e' solitamente memorabile.

martedì, ottobre 16, 2007

Sfatiamo il mito - parte 2

Torniamo all'offerta gastronomica giapponese -o meglio- alla gastronomia offerta in Giappone. La precisazione e' necessaria visto che oltre alla cucina indigena tratteremo anche i particolari piatti che vanno di gran moda sulle tavole giapponesi, al di la' della originaria provenienza.

E come non iniziare dall'izakaya, la trasposizione dell'italiana osteria per certi versi, che e' sicuramente uno dei posti piu' tipici dove andare a mangiare con amici, a sbronzarsi con amici, o ad aspettare l'alba perche' si e' perso l'ultimo treno (sempre con amici).
Di izakaya ne esistono miriadi di tipi, da quella tradizionale a conduzione familiare alle grandi catene che spadroneggiano nei centri urbani. Sono spesso diverse per arredo, ubicazione e prezzi ma generalmente tutte sono accumunate da un menu estremamente vario e, tra loro, molto simile.

La cucina delle izakaya non ha una regionalita' o una nazionalita' ben definita, per quanto strizzi ovviamente l'occhio ai piatti giapponesi piu' comuni. Si troveranno quindi spiedini di pollo, sushi e sashimi in combo set vari, pesce alla piastra, miso e riso bianco, ma anche pizze (sono molto simili a piadine condite con pomodoro e formaggio generico in realta'), insalatone, involtini cinesi, omelette, piatti di pasta, patatine fritte, stuzzichini pastellati e un'infinita varieta' di ricette combinate prendendo spunto dalle varie cucine che tirano per la maggiore.



Alcuni piatti escono cosi' colorati, strambi, e di odori/gusti talmente sconosciuti che e' quasi un piacere provarli. "Quasi" perche' spesso esperimenti come gli "involtini primavera con formaggio fuso" (che vedete nella foto nella parte sinistra del piatto, a fianco di non mi ricordo piu' cosa) non sono proprio quel che si dice un ottimo abbinamento di sapori.

L'izakaya rimane comunque un'esperienza che piu' che "da provare" diventera' "ordinaria" per tutta una serie di ragioni: orario continuato 24/7, localizzazione capillare, menu periodicamente aggiornati con novita' (che se di successo diventano regolari), servizio al tavolo rapido (ricordando che si tratta di cibi precotti) e prezzo davvero contenuto. Il fatto poi che affezionandosi a una particolare catena (chi ha detto Za-Watami?) si ha la certezza di ritrovare il medesimo gusto negli stessi piatti di ogni filiale, e' soggettivamente un plus.

Ma attenzione. Oltre all'offerta nipponica, ci sono diverse varianti per mangiare in compagnia, a partire dalle osterie di tipo koreano. Queste non hanno un nome preciso, o meglio lo avranno sicuramente in patria, ma in Giappone per dire "andiamo a mangiare koreano" si dice andiamo a mangiare da [nome del locale]; questo principalmente perche' non esistono famose catene di osterie koreane, e le insegne private spopolano. A ragione direi.


E' il caso del Gunbali ad esempio, locale di Shin Ōkubo che ha tra l'altro aperto da poco una filiale a Ōkubo (sempre in zona). Ormai si va a Ōkubo perche' il Chamisul (참이슬), che potete ammirare svettante al centro della tavola, costa meno.
Al Gunbali fanno diversi piatti tradizionali koreani, anche se vengono in genere snobbati tutti dal sottoscritto visto che il piccante mi stuzzica poco, e si finisce sempre per prendere la carne di maiale alla piastra o sangyopsal (삼겹살) per dirla alla koreana. Come si evince dalla foto, il sangyopsal e' accompagnato da un monte di accessori, che non sono dei contorni ma servono a preparare il boccone vero e proprio.
Infatti, dopo aver tagliato le striscione di maiale cotte, le si intinge in salse e/o sughi a piacere (ce ne sono generalmente due), le si adagia su una foglia di insalata, si aggiunge del riso, cipolle e/o spinaci, si infagotta l'insalata e si mette in bocca.


Piu' o meno cosi'.

Altra tipologia di locale molto gettonata e' dove si mangia yakiniku, carne alla griglia. La differenza con quello che si potrebbe immaginare standard in occidente, e' che la carne e' gia' tagliata a bocconi (nulla di nuovo, e' tipico della cucina orientale) e viene servita cruda.



La cottura e' infatti lasciata al cliente, che grazie al fornello in dotazione al tavolo se la cuoce come preferisce. Esistono ovviamente locali di diverse fasce di prezzo, e in genere il fornello e' elegantemente incassato nel tavolo. La bettola in cui la foto e' stata scattata pur non presentando queste finezze ha carne buona e prezzi ancora meglio.

In conclusione, la carrellata proposta vi portera' comunque di fronte a tavolate ricolme di piatti, piattini, ciotole e ciotolette, bicchieri bicchierini e boccali. Perche' in Asia non esiste il concetto di antipasto, primo e secondo: si mangia tutto contemporaneamente, e si divide il piatto scelto con quello scelto dagli altri commensali.



Dopodiche', ognuno fa quello che gli pare :)


[Disclaimer - Il testo era pronto da mesi, volevo aspettare di avere foto migliori da allegare, ma alla fine mi sono deciso per le originali previste. Mi scuso per immagini tecnicamente sbagliate, ma i momenti in cui sono state scattate non concedevano certo un mood da fotografo.]

lunedì, ottobre 15, 2007

Idle

Dopo un'estate psicologicamente movimentata, e' il momento di fare un punto della situazione, accorgendosi che la propria vita sta per essere rivoltata come un guanto. "Sta per", non ancora ma quasi, siamo tutti in attesa. Qualunque sia l'esito.

domenica, maggio 13, 2007

Sfatiamo il mito - parte 1

Il mito di cui sopra e' l'esoticita' del cibo in Giappone. A partire dai parenti e dagli amici piu' intimi sono molte le persone che mi domandano "come faccio col cibo giapponese", nemmeno fosse a base di arsenio e zolfo.
Diciamolo, un po' tutti (io compreso) le prime volte che si va a provare cucina asiatica abbiamo dubbi e remore, per lo piu' fondati su pregiudizi. Come ad esempio che in Giappone la dieta e' a base di sushi, che in Cina si mangiano formiche e in Thailandia... anzi sulla Thailandia non commento perche' e' vero che mangiano di tutto. Anzi, tutto.

Torniamo a noi: smentire l'affermazione precedente e' semplice, senza contare che chiunque con un minimo di sale in zucca dedurrebbe che il solo pesce crudo non puo' essere a base di una dieta bilanciata. E' invece vero che la cucina giapponese e' tradizionalmente basata sul pesce, ma non solo: oltre agli altri innumerevoli prodotti del mare esclusi quelli ittici, l'altro grande pilastro della dieta nipponica e' da sempre il riso, che qui in genere si usa cucinato a vapore.
Non mi dilungo sulle qualita' nutrizionali di questa o quella cosa, passiamo alla parte divertente.



Questa e' una colazione tradizionale giapponese. La foto e' piccola e non si capisce bene ma fa niente. Guardando anche superficialmente l'immagine si nota appunto il piatto principale a base di pesce (in questo caso salmone, ed e' cotto) e in alto la ciotola di riso. A contorno ci sono diverse altre pietanze: tamagoyaki, che e' una specie di frittata alta e soffice, il tōfu (quella cosa bianca nel pentolino), che si ottiene cagliando la soia fermentata, e l'oshinkō, che sono le verdure sotto sale tagliuzzate . Ce ne' un po' per tutti i gusti, questa combinazione e' solo una delle tante possibili.



Passiamo ad altro, ossia alla cena. Sempre in tema di cucina tradizionale il pasto serale si presenta piu' o meno cosi'. Subito si nota la presenza di carne, che ricordiamo fino a 30 anni fa era un ingrediente piuttosto lussuoso, e diversi sformati ottenuti da impasti vegetali (non chiedetemi i dettagli, non mi piacciono e non lo assaggio volenteri). Nelle coppette chiuse ci sono una specie di risotto ai funghi (i funghi sono un altro ingrediente comunissimo nella cucina orientale in genere) e una specie di budino di soia. Sotto al velo invece c'e' sashimi, che non e' altro che fettine di pesce crudo, che di solito si usa come antipasto. Immancabile anche in questa immagine uovo e salsa di soia, utilizzabili a piacere su questo o quel piatto per insaporire.

Questa, ricordo, e' la tradizione. La cucina tipica per intenderci; un po' come se stessi commentando la polenta e osei della tradizione veneta.
Ora pero' e' il 2007, il Giappone ha volumi di scambi commerciali annui da capogiro e tra le merci vi sono anche cibi, in primis carne e verdure "nostrane". La dieta e' mutata radicalmente rispetto a 30 anni fa, ampliando la varieta' di piatti e introducendo una massiccia dose di proteine animali: a dimostrazione di questo basta confrontare le altezze medie dei giovani di oggi con la generazione precedente, e volendo vedere anche il rovescio della medaglia consultare la statistica della percentuale di obesita' sul suolo nazionale.


Insomma, qui si mangia di tutto. Non sempre cucinato alla nostra maniera ovviamente, ma i piatti sono vari e particolarmente appetibili anche se si e' di gusti difficili (come me per dirne uno a caso). Questo che mostro ad esempio e' un "tradizionale" barbecue dei giorni nostri: verdure, funghi, salsicce e carne di manzo; non differisce particolarmente da quelli che usavo mangiare dal Max le domeniche di festa, se non che forse dal fatto che il tutto sulla piastra si gira con gli hashi e non con i forchettonini di metallo.

Nella prossima parte, vediamo la "nouvelle cousine" delle izakaya e qualche piatto di altre nazionalita'. Sempre se trovo foto utilizzabili tra quelle che ho...

martedì, maggio 01, 2007

Metti una vasca all'aperto - parte II

Ovvero, il ritorno alle onsen.
Il viaggio e' stato deciso abbastanza alla buona, giusto una settimana fa. L'occasione d'altronde, e' ghiotta: siamo in piena GW, che non sta per Guild Wars ma e' l'acronimo di Golden Week, ossia i 7 giorni di feste varie e ponti che tutti i giapponesi aspettano ogni anno per fare un viaggio all'estero o piu' semplicemente in qualche altra prefettura nazionale, e anche noi approfittando dei giorni di ferie piu' o meno concomitanti abbiamo deciso di fare i turisti.

"Noi" sta questa volta per quattro persone: Un Son, Methini, il Coreano Molesto (cosi' come i piu' lo conoscono) e il sottoscritto. Insomma niente mega comitive come il viaggio a Misagami, ma una spedizione piu' intima, con gli spartani obbiettivi di lasciarsi sciogliere nel rotemburo, sparlare liberamente del prossimo, e finire le 5 bozze di sochu appositamente comprate per il viaggio.

E come in ogni buon romanzo di formazione (come se questo lo sia stato... ma mi piace come paragone) il viaggio prende la parte piu' importante del racconto. Il viaggio di andata effettivamente con le sue 6 ore di durata e' stato matematicamente una delle parti piu' lunghe della vacanza, nonche' la piu' interessante sia spiritualmente (secondo la legge del "Sabato del Villaggio") sia visivamente.
Il tempo infatti e' stato stranamente generoso, concedendo con insolita clemenza un'intera giornata di sole (e nottata di stelle) con temperature finalmente tardo-primaverili.
La partenza e' stata programmata alle 10 di mattina, ma con tutto l'hype accumulato (soprattutto dal CM per il fatto che Methini ha accettato di venire) ci siamo trovati alla stazione di Shin Juku un'ora prima. Tempo quindi per prendere -ancora stupiti- il sole, andare a comprare i panini per il pranzo (scoprendo che il Mac vicino alla stazione fino alle 10:30 vende solo i panini della mattina, che hanno tipo bacon, pancetta et similia), bibite e biglietti.
Il piano e' stato seplice: shinkansen ed espressi hanno il supplemento, noi che siamo gente alla buona prendiamo solo i locali e ce la caviamo con una spesa irrisoria. Spesa irrisoria e una tabella di marcia che ha compreso 4 cambi e 3 ore di tempo in piu' delle opzioni "business".



Come scelta puo' sembrare opinabile, ma il fatto e' che solitamente non usciamo mai da Tokyo (personalmente le eccezioni sono le mie visite a Kahinin-Makuhari in Chiba) e vedere com'e' il resto del Giappone fuori dalla metropoli ha sempre il suo fascino.
Perche' ci si accorge che oltre alla sterminata colata di cemento che ormai ha ricoperto l'intero Kanto, a poche ore dal palazzo imperiale ci sono ancora paesaggi come questo, posti insomma che guardandoli ti fanno pensare che probabilmente la gente che ci vive ha ancora un ritmo di vita umano.



Il viaggio insomma e' trascorso liscio e piacevole: siccome non siamo sprovveduti (anzi, la compagine femminile non e' sprovveduta) ci siamo debitamente attrezzati per il viaggio. Nell'immagine qui sopra si puo' infatti vedere Un Son con il bagaglio dei viveri. Tra un cambio di treno e l'altro abbiamo trovato il modo di svuotare il tutto, e senza grossi meriti visto che siamo usciti dall'ultima stazione solo nel tardo pomeriggio.

La nostra destinazione era un paesino sperduto in mezzo alle montagne della prefettura di Gunma, fuori dalla portata del turismo di massa, commercializzazione selvaggia e pure del campo dei cellulari. Una serie ininterrotta (e interminabile) di strette valli scavati da vivaci torrenti ci hanno fatto da sfondo nell'ultimo tratto percorso in autobus, e nonostante non sia la prima volta che vengo a Gunma rimango sempre stupito dalla natura presente in questa regione. Sembra una Treppo di oltre oceano, sia per conformazione geologica che per livello di isolamento presente. Le differenze ovviamente ci sono, e quelle che saltano subito all'occhio sono l'architettura delle case (e fin qua nulla di strano) e la composizione del terreno, che in queste vallette e' talmente ferroso che tutte le rocce hanno un colorito rugginoso, specialmente quelle che fanno da letto ai torrenti.

E il rotemburo dell'albergo (chiamarlo albergo e' forse eccessivo, si trattava di una locanda di modeste dimensioni, per quanto deliziosamente gestita e arredata) infatti non era altro che la porzione di un letto di un torrente appositamente arginata laddove dalle grosse rocce che fanno da fondo escono acque termali. La zona e' meravigliosa: la valle e' molto stretta e alla vasca cosi' ricavata fanno da parete gli scoscesi versanti dei monti ricoperti da aghifoglie. Uno stretto sentiero porta dalla strada alla rive dell'acqua, e appena arrivati si viene accolti da un lieve odore di zolfo.

Una volta spogliatisi, ci si lascia cogliere un attimo dal freddo ancora pungente dell'aria di montagna e con la dovuta attenzione ci si immerge nelle acque. L'attenzione va posta alle pietre piuttosto scivolose per la presenza di alghette e muschi, ma una volta entrati e debitamente sedutisi, il problema svanisce. E ci si trova a mollo in un'acqua leggermente torbida, piuttosto calda e con zone alle bocche dei flussi termali veramente bollente; fortunatamente le si nota facilmente dalla presenza in superficie delle bolle.
E poi nient'altro, silenzio e pace, mentre si assapora con tutto il corpo la stupenda sensazione di tepore mentre il vapore salendo dalla superficie dell'acqua crea una bellissima cortina tutt'attorno.

Non eravamo ovviamente gli unici purtroppo, e anzi la massiccia presenza di uomini (e solo uomini) nelle ore pomeridiane ci hanno scoraggiato inizialmente, piu' che altro per il pudore delle ragazze. Abbiamo cosi' rimandato il bagno alla notte, e forse e' stato anche meglio vista la suggestione dei posti e il gusto del rischio a scendere al rotemburo nel buio piu' totale, armati solo della luce di una torcia elettrica.

Non esistono purtroppo immagini delle terme (per non rischiare denunce per voyeurismo piu' che altro), cosi' ne allego una del CM e Methini intenti a non fare assolutamente nulla. Il tempo in stanza e' trascorso ottimamente, tra la deliziosa cena tradizionale, i dolci giapponesi e ovviamente il Chamisol (chiamarlo sochu e' riduttivo).



Mancano poi testimonianze visive del quartetto in yukata, delle battaglie tra i futon e le facce segnate dalla levata alle 5 e 30 per fare l'ultimo bagno, ancora una volta indisturbati.
Ma a raccontare tutto si toglie spazio all'imaginazione, e soprattutto si intaccherebbe pesantemente la patina di decenza che ancora ricopre i personaggi descritti, quindi -ancora una volta- soprassediamo.

N.B. per tutti quelli che si lagnano dei dettagli: un click sinistro sopra alle immagini e le avrete a grandezza naturale.

venerdì, aprile 20, 2007

Senza lode e senza infamia

O magari un po' di infamia c'e'.
Sono due giorni che convivo con uno stramaledetto bacillo influenzale che mi ha lasciato senza forze, senza contare che con la tosse che ha portato non riesco nemmeno a dormire, come se non ne avessi bisogno.
La causa di tutto, probabilmente, e' che da domenica il tempo qui e' piu' che pessimo: piove continuamente e tira un vento parecchio fastidioso. Abituato ai tepori di casa (e colto anche da eccessi di galanteria, bisogna ammetterlo) mi sono trovato esposto alle furie metereologiche per troppe sere, e il risultato -un po'- me lo merito.

Oltretutto oggi ho sfidato le mie forze per andare a comprarmi una medicina (i pilloloni portentosi dell'anno scorso sono purtroppo finiti), e la maledetta farmacista mi ha prescritto una roba in polvere. Nulla di male ok, ma questa dannata cosa non si scioglie nemmeno in 2 bicchieri d'acqua, e oltretutto ha un gusto che va oltre ogni livello di disgusto. Nella speranza mi faccia per lo meno dormire persevero e la prendo, spero nella benevolenza dei kami.

Stavo cercando un'immagine da pubblicare (giusto per non perdere il ritmo), ma non ne ho molte di recenti. O meglio ne ho ma sono sotto la soglia minima della decenza. Cosi' ho deciso di fare un quiz: chi indovina l'identita' della persona immortalata vince un qualcosa random da Tokyo. Non sara' facile per i piu', ma non posso mica svenarmi per la gloria.
(^。^ )

domenica, aprile 15, 2007

Metal Gear Solid Philantropy - Trailer

Bravissimo Giacomo.



Per chi vuole l'alta risoluzione e i sottotitoli in italiano, click qui.

giovedì, marzo 29, 2007

Piccola parentesi turistica

Spesso gli amici (ma soprattutto mia sorella) quando vedono le mie foto mi chiedono come mai non riprenda mai immagini di Tokyo, o comunque di quello che mi circonda.
I motivi sono principalmente due: il primo e' che il vivere ogni giorno a contatto con i medesimi posti fa passare l'emozione del paesaggio; l'anno scorso forse mi sarei dilettato a scattare foto di Shibuya, Shinjuku, Tokyo e cosi' via, ma ero sfortunatamente sprovisto di macchina fotografica (haha).

Il secondo motivo e' legato anche al tipo di posti che usualmente frequento: Tokyo in generale non si puo' dire una bella citta', cosi' come la potrebbe intendere un europeo. Mancano le piazze, monumenti, palazzi storici (e anche se gli ammerigani ne avessero lasciato intatto qualcuno, invece di bombarare a tappeto nel '45 ci avrebbe pensato la speculazione edilizia degli anni '80 a toglierli di mezzo): certo non mancano templi, cimiteri tradizionali e ovviamente gli edifici imperiali, ma sono dislocati in luoghi che generalmente non frequento. *Potrei* andare a vederli, e' vero, ma di solito se ho tempo libero preferisco andare a visitare posti fuori Tokyo. E' forse oggettivamente sbagliato, ma per il momento sopporto (^。^ )

Tornando a noi e ai commenti di cui sopra, questa mattina tornando a casa da una piacevole serata con amici ho fatto un orario un po' ibrido: ero a mezz'ora dall'orario di apertura della Yamanote, presto per aspettare mezz'ora il primo treno -classicamente stracolmo di gente oltretutto- ma anche tardi per pensare di farmela interamente a piedi. Cosi' ho deciso di incamminarmi in direzione di casa e prendere un treno alla stazione successiva, cosi' da poter immortalare anche qualche scorcio dei posti in cui spesso bazzico.



Iniziamo da Shibuya: per quanto luccicante e affollata sia di giorno, la sera i suoi vicoletti hanno tutti questo aspetto. La monnezza per terra e' normale, mancando del tutto a Tokyo cassonetti e cestini (cfr. post dell'agosto scorso), cosa tra l'altro comune in gran parte dell'Asia orientale. Nonostante tutto pero', questa e' la Shibuya piu' intima, per pochi. Nel senso che la condividono i nottambuli e i grossi ratti che frugano nella spazzatura.



Fioriti! Questi alberi che adornano una delle strade che si diramano dal lato sud della stazione di Shibuya sono i primi ciliegi che vedo in fiore; il caldo di questi giorni ha finalmente fatto schiudere le gemme, e infatti per sabato prossimo abbiamo organizzato l'hanami al parco di Yoyogi...



Il Sole ormai sorge mentre cammino per la strada che da Shibuya costeggia la linea ferroviaria e arriva a Ebisu. Diritta davanti si staglia inconfondibile la mole della stazione JR (che come avviene usualmente contiene un paio di centri commerciali), mentre i primi treni percorrono la Yamanote. Ebisu a queste ore mi e' particolarmente familiare, essendo tappa abituale nel percorso di ritorno dai club di Roppongi.



Gotanda finalmente! Il sole ormai e' alto sul piazzale di fronte alla stazione ancora semideserta.