Soundtrack del mese

U2 - City of Blinding Lights

[How to Dismantle an Atomic Bomb - 2004]

domenica, novembre 19, 2006

Ooooooooo Hey! Hey! Hey! Hey!

A vederlo il titolo cosi' e' proprio brutto. Ma e' significativo, simboleggia un po' quello che e' il clubbing giapponese. Volevo scrivere a caldo, appena tornato a casa pero' alle 9 di mattina, dopo 27 ore di veglia (anzi meno, dalle 17 alle 21 ieri mi sono abbioccato) e con sulle spalle 7 inning di baseball e 5 partitelle a calcetto, non me la sono propriamente sentita.

Non mi viene da raccontare con ordine, partendo dall'inizio e spiegando per bene quello che e' successo; ho pero' bene impresse alcune immagini (mentali, e non tutte sono visive) di quella che e' stata una normale serata di club a Roppongi, con un finale un po' sopra le righe.
Non vado spesso a Roppongi, non mi piace particolarmente girare attorniato da americani, che siano militari, avventori o strilloni che ti propongono "girls topless and bottomless and free entrance".
Pero' non mi dispiace andare nei club, per lo meno quando c'e' buona compagnia: e ieri sono uscito col nigeriano fiol -che d'ora in poi per semplicita' chiameremo Ibedon- e con Luca, che piu' che altro era attratto dall'idea di andare a mangiare dell'ottimo sushi a Tsukiji dopo le bravate notturne.

Inizio un po' in sordina, vaghiamo tra Gas Panic e Gas Panic 99: tanti ammerigani rapper, giapponesi cicce e poco da fare, Ibedon non ha voglia di andare al club dove lavora di solito, cosi' viriamo per il sempre ottimo Vanilla. All'ingresso c'e' la fila (scopriro' in seguito che stanno rifacendo il piano superiore) ma noi siamo stranieri e quindi privilegiati da queste parti, ci fanno passare subito. Dentro e' sempre il solito: mettiamo giacche e maglie in un armadietto (300yen, bastardi) prendiamo la prima consumazione e andiamo in pista.

Ai giapponesi la musica techno piace parecchio; facile da ascoltare e da ballare (beat veloce = movimenti brevi, quindi non serve una laurea per andare a tempo) e hanno la peculiare abitudine di urlare, tutti assieme, una specie di ritornello ogni tanto, che all'inizio fa piu' o meno come riportato nel titolo. Dopo gli iniziali sconcerti le prime volte, ci si fa l'abitudine e si finisce per unirsi al coro.
Il resto e' stato abbastanza automatico: cocktail alla vodka, fumi da discoteca che sanno di incenso, discreta techno (pezzi locali, con qualche brano internazionale) sala affollata e tanto movimento, come se non mi fosse bastato quello del giorno: infatti ora ho male a muscoli che nemmeno sapevo di avere.

La serata ha poi svoltato bene con la conoscenza di Kumiko, simpatica universitaria di Makuhari, con la quale ho trascorso il resto della serata. Guadagnando tra l'altro un cospicuo quantitativo di punti reputazione con Ibedon. Il tempo e' trascorso liscio, tra giri di drink, poche chiacchere e tanto ballare; forse non e' il verbo corretto per descrivere la gente che si muove al ritmo di un beat cosi' frenetico ma per lo meno rendiamo l'idea, io stesso non sono un grande appassionato ma quando si e' in compagnia ci si diverte comunque.
Fatto sta che si e' divertita parecchio anche lei.

domenica, novembre 12, 2006

Elegia al fast-food (giapponese)

Potrei risulatre blasfemo ai piu', ma ho deciso di raccontare della mia soddisfazione a usufruire dei fast food in Giappone.
E sia chiaro non parlo dei fast food a base di cibi giapponesi (dei quali tra l'altro fruisco largamente) come Yoshinoya o Katsuya, ma proprio di quelli a cui siamo ben abituati anche in Italia, i venditori di hamburger.
E il primo nome a cui si associa "hamburger" e' McDonald.


A me McDonald piace. Gia' avevo parlato del fatto che qua diversamente dal resto del mondo il Mac non puzza (neppure dentro) ed e' quindi un posto accessibile senza dover per forza sacrificare ogni indumento indossato prematuramente alla lavatrice. Ma ci sono altri motivi che mi spingono a frequentare McDonald quasi quotidianamente.
Il primo e' un solido motivo economico: al Mac mangiare costa poco. Ma davvero poco, i prezzi sono sorprendenti: i panini base (Hamburger, Cheeseburger, McChiken) costano 100yen, come le bibite e i dolcetti. Ricordo che 100yen al cambio attuale sono circa 66 centesimi di euro.
Inoltre sono posti puliti, e con tante panche. A me le panche piacciono parecchio: a differenza delle sedie sono imbottite anche sullo schienale e permettono di appoggiare le cose (cappotto e borsa in genere).
Cosi' il Mac e' diventato il luogo dove posso fare colazione (torta di mele e succo d'arancia in genere, se ho proprio fame aggiungo un cheeseburger) e leggere un po' o studiare prima dei corsi, oppure la domenica pomeriggio. Oltretutto la musica nei locali e' piacevole, sono brani bossa nova (in stile Astrud Gilberto per dire) a volume piuttosto basso; e se proprio voglio ho sempre l'iPod, anche se gli Ellegarden non sono il massimo per concentrarsi.

Se invece voglio andare al fastfood per mangiare un buon hamburger, ci sono posti come Mos Burger o Freshness Burger. Con tutta la stima che posso avere per il Mac, i panini rimangono panini del Mac, cioe' cose che sanno da poco. In Giappone questo l'hanno capito e cosi' sono nate diverse catene che offrono una linea di prodotti diversi, seguendo la filosofia della qualita' offerta a un prezzo premium. I menu difatti costano oltre un terzo in piu' di quelli cel McDonald, ma i panini, e le patate fritte, sono fatti a mano e al momento: niente servizio al volo quindi, al momento di pagare viene ricevuto un cartellino col quale ci si puo' accomodare ai tavoli, ed essere serviti dopo qualche minuto.
E assicuro che vale la pena di aspettare. La carne degli hamburger sembra quella fatta in casa, il pane sa da pane e le salse sono strepitose. Menzione speciale al sugo (chiamarlo salsa e' riduttivo) del MosCheeseBurger, fatto con pomodori e cipolle tritate. Le patate pure sono tagliate a mano, belle grosse e col cuore sotto la parte fritta che e' effettivamente patata, e sono accompagnate da anelli di cipolla fritti. Il fatto poi che il tutto venga servito dentro graziosi cestini di vimini e che le bibite siano portate in bicchieri vetro non fa che aumentare la qualita' percepita del servizio.

Conclusione: i giapponesi sono riusciti a trasformare una fetta di cultura americana in qualcosa di decente.

venerdì, novembre 10, 2006

11-11

Cioe' domani. Tokyo e' in trepidazione, l'adrenalina si sente scorrere tra la gente che freneticamente cammina per strada.

Nessuno parla d'altro, amici e colleghi inclusi. "Mio padre e' gia' in fermento", "Mia sorella non vede l'ora" tutti lo sanno e tutti non stanno nella pelle ormai.

Perche' da domani mattina, la Playstation 3 sara' in vendita in tutto il Giappone.

mercoledì, novembre 08, 2006

Nuove frontiere linguistiche

Non si finisce mai di imparare, e in questi casi vanno ringraziate anche le disgrazie. Tipo il subdolo bacillo che da 4 giorni mi sta creando fastidiosi mal di gola, naso colante e dolori vari, manco fossi un pensionato. Come dice quel gran dritto del mio amico nigeriano, ho la testa a Roppongi; questa frase non ha un senso logico compiuto ma indicativamente rende l'idea del mio stato mentale al momento, uno dei miei difetti e' sempre stato quello di mal sopportare qualsiasi genere di raffreddore.

Torniamo al dunque, oggi dovevo essere proprio ridotto male perche' ho impietosito il capo, il quale mi ha concesso di uscire ben 2 ore prima. Sulla strada di casa ho deciso di accettare il suo consiglio e comprarmi delle medicine. Bisogna infatti sapere che da buon testone (o meglio, inguaribile pigro) le mie uniche contromosse alla peste che ho in corpo sono state 3 mele e varie bottiglie di CC Lemon, una bevanda che si spaccia per limonata ma con i suoi 4.2 GRAMMI di Vitamina C in 1.5l e' quasi una sostanza fuorilegge.
Bene, insomma mi sono convinto a entrare in una farmacia e cercare qualcosa per lenire le mie pene.

Hayao: "salve sig. commesso."
Farmacista: "buonasera onorevole cliente."
H: "cerco una medicina per il raffreddore, ne ha?"
F (con uno sguardo tra l'impietosito e il clinico): "come no! ne vuole proprio per il raffreddore? (tradotto: maledetto straniero deficiente, sei in una farmacia e chiedi se ho medicine?)"
H (che ha capito la traduzione ma non ha voglia di ribattere): "si per favore. quale mi consiglia?
F: "le migliori sono a capsule, 3 al giorno dopo i pasti."
H: "benissimo (non avete aspirine maledetto popolo di barbari, e tutti che ingollano capsule dalla mattina alla sera. come quelle nuove della DHC per combattere le rughe! manca solo che facciano le capsule per cicatrizzare le ferite e le ho viste tutte, dannati figli di Dragonball). Ma per sapere, che principio attivo contiene?"
F: "痔藩欧船橋幕張"
H: "..."
F: "..."
H: "grazie e arrivederci."

E cosi' finisce la storia. Ora mi ritrovo con 20 confetti ovali semitrasparenti e sbrilluccicosi, non so cosa ci sia dentro ma dall'aspetto assomigliano alle capsule per evitare la caduta dei capelli. Io le provo, alla prossima influenza mi porto dietro un vocabolario.

giovedì, novembre 02, 2006

Marketing asiatico

Non ho nulla da scrivere (anzi avrei un sacco ma raccontare qua poi porta pegola), cosi' mi soffermo su qualche novita' imprenditoriali che iperversano al momento in Giappone.

La prima ha scosso la finanza nipponica per mesi, e non solo la finanza visti i casi giudiziari che ne sono conesguiti... in ogni caso dal 1 ottobre scorso la Vodafone Japan e' stata acquisita dalla Softbank Japan. VJ era uno dei tre colossi della telefonia mobile, e assieme a NTT DoCoMo (la corrispondente -in scala- della nostra Telecom Mobile) e KDDI AU dominava il mercato di telefonini piu' florido del mondo. Il mercato c'e' ancora, la Vodafone no e al suo posto ora capeggia il = (non e' un errore di battitura, e' proprio il simbolo) della Softbank, sedicente azienda guidata da un Ricucci un po' piu' furbo che si sta creando un nome tra le corporation piu' grosse del Giappone.
La campagna pubblicitaria e' stata maestosa, prima e dopo l'acquisizione: c'e' stata un'azione di co-marketing per la presentazione dei nuovi telefoni assieme all'iPod di Apple e al momento la testimonial di softbank e' Cameron Diaz.

Rimanendo in tema di co-marketing, e' uscita da ieri la campagna pubblicitaria di Apple e Nike, che promuovono assieme iPod e l'ennesimo modello da street-walking della casa col baffo. Apple in questo periodo e' davvero scatenata, dopo le campagne estive, e quella con Softbank di ottobre.

Per concludere la carrellata, NTT DoCoMo ha presentato tramite i fantomatici Kat-Tun (boy band nipponica lanciata sulla scena lo scorso marzo: 1 disco e 10.000 campagne pubblicitarie) la nuova collezione di cellulari. Piccola parentesi: al contrario che in Europa, in Giappone ogni compagnia telefonica utilizza modelli di cellulari diversi (questo significa che per cambiare compagnia si deve anche cambiare cellulare): di conseguenza la lotta con la concorrenza non si gioca solo a tariffe e servizi ma anche a feature nei cellulari posseduti. La nuova serie 903i puo' essere letteralmente utilizzata come carta di credito, passandola vicino a scanner appositi e' possibile usare la metro (ma e' una feature vecchia), pagare nei maggiori convenience store e utilizzare le 2 piu' grandi compagnie di taxi di Tokyo. Insomma si puo' anche lasciare il portafiglio a casa, e spararsi nel caso ti freghino il telefono.

sabato, ottobre 21, 2006

Rivoluzione

Il 2 dicembre sara' messo in commercio la nuova periferica input di Nintendo, Wii.
Si prevedono strade congestionate davanti ai negozi di elettronica a partire dal 1 pomeriggio.

giovedì, ottobre 12, 2006

Promosso

Da cameriere sono ufficialmente diventato cameriere figo.

Il che e' tutto dire.

venerdì, ottobre 06, 2006

Tempesta , Terra e Fuoco...

...rispondete al mio richiamo!

Non funziona, e sono 3 giorni che piove. D'altronde quando due tifoni attraversano contemporaneamente la zona del Kanto, una persona normale si stupirebbe del contrario.
Solo che sono gli ultimi giorni di vacanza, dalla settimana prossima si riprende il solito tran tran... mi sarebbe piaciuto andarmene un po' in giro. Invece sono in casa, all'umido, e con WoW che lagga.

Cosi' mi consolo comprando cd di muisca, ecco dove volevo arrivare. Dopo tanto tempo che non ne parlavo (e nemmeno ne compravo, per lo meno in modesta quantita'!) voglio annunciare al mondo le ultime scoperte in fatto di artisti piu' o meno underground.

Al di la' dei Kishidan che tanto underground non sono, mi sono concentrato sulla ricerca dei gruppi indipendenti che dai tempi di Beck mi fanno impazzire. Cosi' primo acquisto e' stato proprio un cd di artisti tipo quelli che hanno scritto le musiche per Beck, intitolato tra l'altro Grateful Sound. Gente che mi piacerebbe vedere dal vivo tra l'altro, tipo gli Smorgas, Choke Sleeper o Badfish; hanno proprio il suond un po' grezzo di chi ha un sacco di energie e vuole usarle. Poi un paio di album di transizione: Husking Bee, Mizoguchi Hajime (lui non centra un tubo con la scena J-Indie ma e' sempre un grande), un best of di mix dei temi di Lupin (idem come sopra, ma il box era troppo cool per lasciarlo la').

E poi la svolta, dal parrucchiere scopro che i Beat Crusaders stanno per pubblicare il nuovo album, scritto a quattro mani con i Tropical Gorilla. Da Meguro dove ero sono andato a piedi fino a Shibuya, mi sono infilato alla Tower Records ma ancora il cd non e' uscito, devo aspettare l'11 ottobre.
Cosi' la scimmia per i BeCr e' tornata e di in gran stile: ho fatto mia la compilation del Mugen (Live House molto famosa di Shin Juku), un gran CD con grandi nomi, tra cui Asian Kung-Fu Generation, Ellegarden, Chatmonchie (3 tipe fuori troppo fuori) e ovviamente Beat Crusaders. E poi l'album che hanno scritto assieme ai Your Sound Is Good, e il singolo per Bleach.

Insomma sono pronto, sicuramente non lo trovero' da Book Off prima di qualche settimana quindi mi sono preparato psicologicamente ad acquistare il nuovo album di prima mano, ma saranno 3000 yen ben spesi.
Che poi al cambio sono 20 euro.

martedì, ottobre 03, 2006

Kaerimashita

Ossia tornato a casa. In giapponese ci sono due verbi diversi per rendere l'italiano "tornare": uno e' kuru, che significa venire, tornare; l'altro e' kaeru che invece ha il significato di tornare alla propria casa, rincasare, rimpatriare. Nei messaggi che mi sono arrivati ieri una volta sbarcato ad Haneda (non ero mai stato ad Haneda tra l'altro, lo storico aeroporto di Tokyo, il "campo delle ali" ora e' stato completamente ricostruito, piste comprese; mi piacerebbe parlarne un po', magari in un altro momento) capeggiava sempre lo stesso verbo, kaerimashita. E' bello sentirsi a casa.

La vacanza a Seoul in conclusione e' stata una bella mossa: in principio non ero molto contento all'idea di scialaquare tutti i miei risparmi per 5 giorni di vacanza, ma col senno del poi non avrei dubbi nel rifarlo. Ho gia' parlato a sufficienza di quanto e' stato godereccio, ora includo, a saldo dell'esperienza, una lista di osservazioni che spero possano rendere anche in piccola parte un'idea del Paese.

- Il coreano e' una lingua con 10 vocali e 16 consonanti, il risultato di questa ingeniosa fonetica e' che tutte le parole sembrano uguali e si fa un casino bestiale con la toponomastica.
- Le banconote coreane sono monocromatiche a scale di grigio, in pratica le si confonde con quelle del monopoli
- In Corea sembra siano vietate le utilitarie, per strada il veicolo piu' piccolo e' la berlina della Hyundai (che si pronuncia "Yoondee", un po' come la "o" di Como che tutto il mondo, tranne i comaschi, sbaglia)
- Le connessioni aeree quotidiane Tokyo-Seoul della JAL (2 ore scarse di volo, venezia-londra per dire) si effettuano tramite Boeing 747, ed e' pure difficile trovare un posto. In Asia sono davvero troppi.
- Il chamisul (19.8%vol. alc.) e' eletto miglior alcolico da serata con i fioi; va giu' stra bene sia a piomba che in mix e lascia una balla leggera il giorno dopo.
- Nei bagni maschili dei fast food i cessi verticali sono riempiti di cubetti di ghiaccio.
- Ci sono un sacco di venditori ambulanti, anche nelle carrozze della metro, e vendono cose strane come una penna che si trasforma in antenna. Una vecchietta ne ha comprata una.
- C'e' un numero esorbitante di poliziotti, sono ovunque. Spicca l'eta' media molto giovane e le due spec possibili, manganello 1h+scudo e un vistoso quanto spettacolare manganellone 2h, per quelli che speccano mortal strike.

domenica, ottobre 01, 2006

Si vabbe'

La conferma, i coreani sono troppo fioi. Scrivo dopo una serata a base di sochu, carne alla piastra e kimchi (insomma tipica cucina coreana da sbarco, per una notte di degheio). Jei Myong e' tornato a Seoul sta sera, non e' nemmeno passato a casa che e' venuto da noi, e siamo andati assieme ai suoi amici a impaccarci per bene, per festeggiare il suo ritorno a casa (che per inciso, vedra' forse domani pomeriggio). I suoi amici sono veramente i migliori: a parte le 3 ragazze non accoppiate che facevano a gara per fare i complimenti (sempre perche' gli italiani in corea tirano troppo di moda) fanno quasi tutti snowboard e giocano a starcraft (gente col micro quindi).
Dopo un inizio a inglese stentato la serata e' proseguita a body language, inglese lollo e quando proprio non ci si capiva manco per sbaglio traduceva Jei Myong in giapponese. Si voleva andare a un club ma meta' della compagnia era morta di alcol , cosi' tutti a casa. Nulla di grave, dopotutto sono asiatici... pero' davvero fioi. Con gli amici giapponesi si fanno spesso serate del genere, pero' sara' la gente nuova, sara' il clima diverso o l'atmosfera esotica, e' stata una serata davvero sopra le righe. Con questa, la Corea ha raddoppiato i punti reputazione, siamo verso l'exalted.

mercoledì, settembre 27, 2006

Aggiornamento

Dopo tanto tempo, e tanti scritti finiti tra le bozze e mai piu' ripresi, mi sono deciso a lasciare una traccia. L'ultimo mese e' stato davvero denso, e ancora si trascina dietro di se' diverse questioni non concluse.

Nel frattempo, attendendo di conoscere l'esito del mio futuro, ho deciso di svernare in Corea: saro' a Seoul per 5 giorni a partire da domani. Un po' di turismo e probabile buon divertimento, complice anche il fatto che un mio compagno di classe (coreano di Seoul) torna a casa per le vacanze di fine trimestre. Ho cambiato giudizio sui coreani (non che prima avessi grandi basi su cui fondare guidizi) e ce ne sono davvero di fioi, considerando poi che hanno il micro nei geni.

Viaggio in Corea significa niente rientro in Italia tra l'altro, se ne riparla a dicembre. Per concludere il mio prossimo buon proposito e' recuperare qualche album dei Kira Kira Afro, anche se non ho la minima idea di che tipo di musica suonino.

A presto.

giovedì, settembre 07, 2006

E' ufficiale

pve > all

lunedì, agosto 21, 2006

Laboratorio di osservazione

E' il ristorante. Ristorante italiano anzi: un luogo semisconosciuto per i giapponesi, che spesso arrivano cercando miseramente degli hashi da stringere tra le dita. E invece niente, 2 forchette, un coltello e via con antipasti, pizza, pasta e carni miste. Gia' perche' in Giappone andare in pizzeria non significa espressamente "mangio una pizza", e' piu' un modo per provare una carrellata di cibi esotici e di moda. Motivo per cui, a volte, mentre mangiano la pizza chiedono "un bicchiere di limoncello" oppure "del caffelatte". E questo e' un momento molto delicato: il segreto, la chiave di volta, sta nel non ridere. Ma nemmeno abbozzare un sorrisetto di compassione, loro carpiscono anche quello; invece con garbo va risposto che il limoncello o il caffelatte si sposano male con il gusto che il signor cliente ha scelto, e che si consiglia di ordinarlo in seguito.
Ogni tanto funziona, ogni tanto li vedi tutti felici con la loro tazzona a fianco della 4 formaggi.

Ma il trono dell'assurdita' spetta alla cotoletta alla milanese. Ok e' vero che viene servita con coltello e forchetta in modo che la si possa distribuire tra tutti i commensali (stessa cosa per la pizza, nessuno ne ordina una per se ma vengono tutte divise equamente: un buon modo per assaggiare tutto e fare comunione, ma anche un inferno di piatti e piattini nei pochi mq di spazio dei tavolini), pero' i coltelli sono sempre al lato del piatto. Lato destro.
Invece, arrivata la cotoletta, imbracciano forchetta e cucchiaio e iniziano a tagliare. Con notevole difficolta' oltretutto, imbarazzo a volte, ma continuano imperrerriti. E allora c'e' chi li lascia fare e chi interviene, facendo notare che a fianco hanno il coltello; il problema e' che -sempre imbarazzatissimi- annuiscono e iniziano ad usarlo, ma in coppia con il cucchiaio.

Questo puo' essere considerato un feedback culturale alla millenaria tradizione di utilizzare gli hashi e avere sempre tutto gia' tagliato, pero' tutto sommato preferisco pensare che i giorni all'asilo in cui si facevano i giochini di logica loro fossero tutti assenti.

mercoledì, agosto 16, 2006

Questione di abitudine

Lo sanno tutti, i giapponesi sono un popolo di gente che rispetta la pulizia. Anzi, forse e' un popolo che semplicemente rispetta, in generale, ogni regola che gli viene imposta, pero' va riconosciuto che lo sanno fare davvero bene.

Per pulizia intendo in generale quella dell'ambiente pubblico: quante volte noi italiani passeggiando per le strade di una cittadina austriaca, svizzera o di un qualsiasi paese nord europeo rimaniamo stupiti per la totale assenza di cartacce, sigarette e quant'altro per terra?
Tokyo non raggiunge livelli tali, intendiamoci, pero' va considerato che i cestini non esistono. Gia', niente posti per buttare rifiuti per strada: tutto quello che si accumula camminando ce lo si porta dietro, mozziconi di sigaretta inclusi. Anzi a dire il vero i fumatori non possono nemmeno fumare ovunque per le strade, ma hanno degli appostiti spazi fortuna loro muniti di posaceneri.

Il motivo della mancanza di cestini, ma anche di cassonetti (i rifiuti in sacchi hanno delle zone di deposito e vengono ritirati periodicamente a seconda della zona da due a 7 volte la settimana) non ha propriamente sole ragioni culturali, o economiche (calcolare la spesa pubblica per la manutenzione di cestini a tokyo sarebbe abominevole); il fatto e' che i giapponesi hanno una paura maledetta dei cestini. Il motivo e' stato un attacco terroristico avvenuto proprio a Tokyo una decina di anni fa, l'ordigno era nascosto proprio in uno dei grossi cestini di un convenience store. Va detto che i cestini a raccolta differenziata dei conbini non sono stati aboliti, pero' ora sono tutti trasparenti, in modo da poterci vedere sempre il contenuto.

Ma lo stupore non si ferma solo alla quotidianita' per strada: prendendo per esempio il cinema si rimane basiti quando all'uscita della sala tutti posrtano fuori i propri bicchieri e le vaschette dei pop corn vuote, depositando il tutto in appositi contenitori all'esterno.
Il massimo pero' e' stato al mare, dove i bagnini passavano tra le tende (si perche' i giapponesi al mare vanno con ombrellone e una piccola tenda, tipo quelle a igloo) con un saccone di plastica, raccogliendo dai bagnanti i rifiuti del pranzo.

giovedì, marzo 30, 2006

La cura del curry

Il curry mi e' sempre piaciuto abbastanza, adesso ho finalmente potuto espandere i miei gusti. O almeno placare il mio appetito. Generalmente vado una volta a settimana, a pranzo, ma ultimamente ho raddoppiato la frequenza: si mangia tanto e con gusto.

Il posto prediletto e' una Curry House della catena CoCo, che si trova a 2 minuti dall'ufficio in Aoyama Dori, esattamente davanti al palazzo della Sony.
Dopo mesi di sperimentazioni e raffinamento ho trovato il menu definitivo: riso con curry e formaggio versione abbondante (400gr di riso), e con l'aggiunta di un tonkatsu, giusto per gradire.

La sbobba che ne esce e' straordinaria, mi sazia fino a sera e come unica controindicazione c'e' il problema delle potenti ondate di abbiocco che provoca verso le 15... ma sopporto ben volentieri.

Una cosa che non capisco di CoCo e' la promozione in corso: in pratica e' un concorso ad estrazione, i cui premi sono tre e sono tre cucchiai. Immagino si paghi il design...

lunedì, marzo 27, 2006

Normale weekend di follia

Non mio intendiamoci (beh magari anche un po' si), ma in generale di chi gioca WoW in ottica pvp. Perche' questo weekend c'era bonus doppio a Warsong.
Warsong Gulch e' strutturato come un CtF (Capture the Flag), 10 contro 10, ed e' il battleground piu' veloce e frenetico del gioco. Beh veloce in teoria, in pratica puo' durare ore, ma sorvoliamo per ora.
Insomma bonus doppio in un bg tecnicamente veloce, il risultato e' che l'80% della comunita' vi si fionda a peso morto, con risultati degni della A4 a Ferragosto. La prima cosa che salta all'occhio, a chiunque, e' lo spam in chat e contro chat di gruppi che cercano druidi, sempre. Il druido infatti e' il miglior flag carrier del gioco, di conseguenza averne uno o due in squadra garantisce alte possibilita' di successo. E i druidi vanno a ruba.

I gruppi formati da gente di alto rank non hanno problema, loro chiamano e un druido pure occupato sgruppa e va con loro perche' sa che si vincera' quasi automaticamente, e piu' velocemente si vince piu' onore si porta a casa.
Poi ci sono i premade di livello medio, discreti giocatori e classi bilanciate, sono gruppi rari ma che spesso portano a ottimi risultati, i preferiti del sottoscritto.

E poi c'e' il pug selvaggio. Pug sta per Pick up group, significa un gruppo formatosi per caso dentro il bg da gente che si e' messa in coda singolarmente. Ci si trova e in genere si gruppa, ma ovviamente escono gruppi sbilanciati, con uno sfacelo di rogue (di solito, dopotutto e' la classe piu' inflazionata) e 0 cure (un pally ogni tanto magari, che ovviamente non cura cercando la via del DPS) e sempre in genere si perde. Ma attenzione, perche' si perde rapidamente. E non e' mica un male, nella settimana del bonus doppio a wsg, perche' anche chi perde con 0 bandiere si becca i suoi 500 e rotti punti aggratis, per magari 5 minuti di bg.

Il wsg bitching quindi, non e' una cosa deleteria. Tecnicamente 30 bg persi in 5 minuti tra bonus e token riportati sono 40k di onore, senza contare la manciata di kill che si possono fare all'interno, l'importante e' prenderci la mano. Che poi capita che joinando a caso si becca il game che stava per finire (10 sec di gioco, comunque 500 honor) o capita di beccare il raid uber a cui e' andato in link dead un player (10 sec di gioco, up to 2.5k honor, a seconda delle bandiere a cui si assiste).

Insomma divertente, per chi ha tempo a disposizione.
Questo weekend il tempo era strabello, cosi' ho approfittato per vedere un po' del Musashi (che altro non e' che la sconfinata hinterland di Tokyo, che proprio a quella Milanese da paglia, ma tanta) e la sera mi sono dedicato a raccattare un po' di onore, guidato dalla saggia scimmiazza. Un po' di premade, qualche Arathi Basin di contorno e qualche momento di puro pug. Mi e' passata meglio del previsto e con ottimi risultati, ora rimangono gli ultimi due giorni...

mercoledì, marzo 22, 2006

Questione generazionale

Stamattina in metro c'era un signore, attempato e ben vestito, con un grosso lettore digitale in mano che si muoveva a tempo di swing. La visione mi ha fatto venir voglia di parlare di una caratteristica che contraddistingue i giapponesi, ossia quella di essere in anticipo di una generazione rispetto al resto del mondo.

Mi spiego, io mi vedo tra qualche decina d'anni, capelli brizzolati (seee magari, per via della maledetta genetica mi sa che al massimo avro' una parrucca brizzolata) a leggere un fumetto, o ad ascoltare mp3 in cuffie mentre mi reco al lavoro. Ecco, qui gia' succede. Fenomeni culturali come i manga, il cinema d'animazione, i videogiochi sono radicati da oltre 40 in Giappone (magari i videogiochi da 20, dai) ed e' cosa normale quindi per un adulto che vi e' cresciuto assieme usufruirne ancora oggi. Da noi un sessantenne che gioca con la psp e' una notizia da giornale locale, qui e' pratica comune.

Oggettivamente va detto che dove 10 giocano e leggono fumetti in treno altri 10 leggono quotidiani, e ricordiamo che il Giappone e' il paese al mondo con il piu' alto numero di giornali stampati pro capite.
Complice di tutto questo e' anche il sistema di trasporto, che permette di svagarsi durante il tragitto casa-lavoro. Le macchine sono sempre tante, ma la gente che si sposta con i mezzi pubblici e' di piu', quindi il mercato stesso cerca di offrire prodotti adatti ad occupare il tempo del viaggio, dato che al contrario dell'auto stare in treno non richiede concentrazione alcuna.

Oltretutto per ovviare al problema dei parcheggi, in Giappone vige una legge che vieta l'immatricolazione di autovetturea chi non presenta la documentazione in cui si dichiara di possedere un posto auto. Ma stiamo divagando.

lunedì, marzo 20, 2006

Sulla strada per Makuhari

La Foodex, come tutti i grandi eventi fieristici del Giappone, si tiene a Makuhari, amena localita' costiera (in teoria, poi io il mare mica l'ho visto) situata nella prefettura di Chiba, ma che per convenzione ed eleganza passa col nome di Fiera di Tokyo (come del resto Tokyo Disneyland e il Tokyo International Airport, tutti a Chiba stanno).

Di conseguenza si puo' immaginare che non sia proprio vicina al centro di Tokyo, nonostante sia comunque facilmente raggiungibile in treno, con un tragitto che da casa mia dura circa un'ora e mezza. Treviso-Verona ecco.
Fortunatamente non e' stato complicato, Nambokusen fino a Nagata-cho, poi Yurakuchosen fino a Shin Kiba, e da li' Keyosen dritto a Makuhari.

Specifico il tragitto perche' e' stata una nuova esperienza, sia perche' ho provato l'ebbrezza di girare con i treni locali (la Keyo e' una linea ferroviaria vera e propria, e fa parte di una vastissima e intricata rete che serve la "Greater Tokyo", ossia quasi tutto il Kanto) sia perche' ho visto la zona della baia, ed e' stata una visione.

Lunedi il tempo era bruttino e sono passato anonimamente, martedi mattina pero' c'era un bel cielo terso e il sole delle 6 e 30 di mattina era proprio primaverile, tanto che se ne sentiva il calore. Per svegliarmi a ore simili mi serve una gru, ma devo dire che almeno il tragitto in treno e' rilassante perche' ci sono poche persone. Ovviamente da Meguro a Tatsumi e' tutto tratto metropolitano, quindi nulla di diverso dal solito, ma poi si arriva a Shin-Kiba, capolinea della Yurakuchosen e primo tratto delle reti ferroviarie.

E a Shin-Kiba il treno esce all'aperto. Un fiotto ha illuminato la carrozza, e dai finestrini e' apparso lo splendido paesaggio della baia di Tokyo, formata per lo piu' da piccoli e medi capannoni, viuzze strette e qualche piazzale. E poi i grandi fiumi di Tokyo che sfociano nella baia, e in fondo Odaiba con la sua grande ruota panoramica.
Sono rimasto veramente affascinato, martedi. E' veramente un'altra Tokyo, e fa ricordare che in fondo questa e' una citta' di mare.

Mi grattuggi ancora un po' di sale?

Finita la Foodex. La settimana scorsa e' volata, o meglio passata, come un turbine, lasciandomi veramente stanco ma oltremodo soddisfatto. La fiera era grande, gigantesca, e il padiglione dell'Italia il piu' vasto: erano presenti circa 200 espositori italiani, il che tradotto e' stata una mole di lavoro e sbattimento incredibile per chi doveva coordinarli.
Ho fatto veramente di tutto, dalla distribuzione di cataloghi all'affettare formaggi, pane, insaccati. Ho servito vino ai visitatori dei vari seminari, ho fatto da fotografo, pr, sguattero e receptionist. Insomma le ho passate un po' tutte ed e' stato veramente divertente.

Gli aneddoti sono infiniti e non li ricordo nemmeno tutti ora, man mano vedro' di raccontarli: una cosa che mi e' rimasta veramente impressa e' stato lo stand della Frisk (caramelline alla menta, le vendono anche in Italia, sono un prodotto belga tra l'altro), dove stavano 3 ragazze di cui due battevano le mani e la terza, su un piedistallo, sfidava i visitatori a sasso forbice e carta. Davanti allo stand della Frisk c'era fissa una coda di venti persone, sempre.

E poi il cibo: dopo mesi di dieta giapponese (la quale per altro mi piace sempre di piu'), ho assaggiato un pezzo di parmigiano, e' stata la rinascita dei sensi. Da li' (era lunedi pomeriggio, fiera ancora chiusa ma stavamo sistemando lo stand) per tutta la settimana e' stato un crescendo, prosciutto di parma, san daniele, pecorino, treccione affumicato, pomodorini sott'olio, mozzarella di bufala, pasta, un po' di vini (vabbe' non potevo dire di no): la cucina italiana con i suoi sapori sono tornati ad allietare il mio palato, tanto che ho sentito un po' di nostalgia. Quando torno a casa vado dalla nonna a mangiare lasagne.

Per ultima, personale soddisfazione per il lavoro svolto finora: le schede sui prodotti alimentari e la guida agli importatori che ho curato sono state pubblicate e distribuite in fiera, ho ricevuto i complimenti dallo staff della sede di Roma e mi sono sentito veramente orgoglioso del lavoro svolto, ciliegina sulla torta di una settimana veramente intensa.

E domani, in quanto primo giorno di primavera, e' festa cosi' mi riposo. Il Giappone e' davvero un paese civile.

lunedì, marzo 13, 2006

Modelli di comunicazione

Si sa, in Giappone sono avanti. Le societa' sono tante e la concorrenza spietata, e avere uno spazio pubblicitario a Tokyo costa uno sproposito. Cosi' ci si ingegna e si inventano nuovi luoghi dove reclamizzare i propri prodotti.
E' qualche mese ormai che ogni mattina, sul tratto della Ginza line che da Tameike Sanno va ad Akasaka Mitsuke cerco sempre di avere un posto vicino al finestrino, perche' fuori c'e' lo spot della Philips.
Fuori, gia'. Dentro la galleria della metro, sul lato destro, sono affissi in sequenza i frame di un breve spot pubblicitario, cosi' il pubblico che li guarda dal treno in corsa li percepisce come un filmato. Lo spot e' breve, durera' circa 20 secondi, ma la tecnica e' talmente affascinante che non posso fare a meno di osservarlo ogni volta.

Pensavo che fosse una trovata della Philips a dire il vero, invece da una settimana e' cambiato, ora c'e' la reclame della HSBC. Insomma, i muri delle gallerie della metro vengono affittati dalla TokyoMetro, applausi all'inventore.
Ovviamente non "tutti" i muri, sistemi del genere sono presenti solo nei tratti a grande percorrenza, e quindi con grande numero di spettatori. Malgrado la ressa presente ogni giorno, sono contento di frequentare uno di questi.